La stella cometa

E così ecco che la magia del Natale torna a riflettersi e ripetersi sull’ultimo giorno di festa. Passato il Capodanno è il 6 gennaio ed è l’ora della più religiosa Epifania, termine derivato dal greco antico che significa manifestazione; è il giorno in cui ricordiamo l’arrivo dei Magi venuti da lontanissimo per adorare Gesù Bambino.
Potrebbe però essere interessante provare ad andare al di là della storia conosciuta, della leggenda, e cercare di capire qualcosa di più.

CHE COSA SAPPIAMO?
Ciò che sappiamo è che una notte tre uomini alzarono lo sguardo verso il cielo e videro una stella brillare molto più delle altre (divenuta nell’iconografia, da Giotto in poi, una stella cometa). Qualcosa si smosse dentro di loro e presero la decisione di partire.I Magi erano quindi tre e avevano il nome di Melchiorre, Gaspare e Baldassarre. Sotto la guida della Stella arrivarono a Betlemme e portarono in dono a Gesù Bambino: oro, incenso e mirra. Ricordiamo inoltre che chiesero a Erode dove fosse il Re dei Giudei appena nato, e solo in seguito capirono che in realtà egli desiderava ucciderlo e non rendergli omaggio. Da qui la saggia decisione di non tornare da lui per indicargli la strada ma di ritornare al loro paese tramite un’altra strada.

I LORO NOMI
Innanzitutto la parola Magi viene anch’essa dal greco (influenzato dal persiano, dall’accadico e dal siriaco) ed era un titolo che nell’impero persiano si affidava ai sacerdoti dello Zoroastrismo. Una religione ed una filosofia diffusissima in Asia che traeva i propri insegnamenti daZarathustra (o appunto Zoroastro). Già l’etimologia dunque aiuta a capire chi fossero e da dove potessero provenire questi personaggi. Essi erano sacerdoti e astronomi dediti al culto di Ahura Mazda. Ecco dunque il collegamento con la Stella e il perché scelsero di seguire questo astro.
Non tutti forse sanno poi che i tre Magi dovevano essere di età diversa: uno molto giovane, un secondo che si potrebbe definire adulto e il terzo anziano.
Melchiorre era il più anziano e rappresentato con lineamenti più europei: per alcuni il nome deriva da Melech che significa Re, per altri ha radici semitiche e corrisponde al re della luce.
Baldassarre, invece, era il nome del mitico re di Babilonia Balthazar (altro indizio sulla sua possibile provenienza?). Sta di fatto che costui viene rappresentato come un moro ed era il più giovane. Il suo nome significa sia salva la vita del Re.
Gaspare, infine, era il signore di Saba o Signore del tesoro (Jasper).
Stando ad alcune fonti quindi erano tre uomini, tre sapienti, tre sacerdoti che vengono visti come re per i doni che portano, sicuramente doni regali (occhio al gioco di parole). È il Cristianesimo che li dipinge dunque come effettivi sovrani; guardando la cosa ad un livello ulteriore capiamo come essi dovessero apparire simbolo dei popoli del mondo. Uomini di età e razze diverse che credono e si inchinano di fronte alla dolcezza del bambino adagiato nella culla. Anche il fatto che “vengano da lontano” è indicativo: rappresentano quelle che erano identificate come persone gentili, che in questo preciso caso significa “non ebrei”.
I Magi sono specchio di ogni persona nel mondo, unita nel segno di Gesù Bambino.

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I TRE DONI
Tutti ormai sanno che il tre è un cosiddetto numero magico. Identifica la trinità se vogliamo leggerlo nel senso religioso, ma è anche uno dei numeri perfetti. In questo caso tutto riporta all’origine divina di Gesù, senza dimenticare che però è anche uomo. L’oro, di per sé ovviamente prezioso, è il dono per eccellenza degno di un re, e loro sono al cospetto del Re dei Re. L’incenso invece è sinonimo di adorazione divina. La mirra era infine una pianta da cui si poteva estrarre una resina gommosa, la quale una volta mischiata ad altri oli aveva proprietà mediche e la si usava per ungere i corpi (e Cristo significa esattamente unto).
Il tre rappresenta anche il numero dei continenti fino ad allora conosciuti: Europa, Asia e Africa.

IL QUARTO RE
Abbiamo fino ad ora parlato di tre Magi perché è il Cristianesimo che ne ha stabilito il numero. Ma in molti sapranno che nel Vangelo di Matteo non si fa menzione di un numero preciso. Tantomeno non compare negli altri tre; il loro numero (così come i nomi, ndr) ci vengono da quei testi non riconosciuti dalla Chiesa, ossia i vangeli apocrifi. Esistono inoltre tradizioni alternative minori che parlano di due o addirittura di dodici magi, ma quella forse più stuzzicante è l’ipotesi che sostiene l’esistenza di un quarto re.
Un uomo che si incamminò alla ricerca del nuovo Messia, ma che non arrivò mai a destinazione. Ne esistono diverse versioni… Passiamo da quella cinematografica italiana che vede come protagonista Alazhar, un Raul Bova giovane in versione apicoltore che incontrerà i tre Magi e li aiuterà a raggiungere il loro obiettivo, portando in dono qualcosa di più bello dell’oro, dell’incenso e della mirra: umiltà, semplicità e forza di cuore. Così come lui non vedrà Gesù Bambino, anche il protagonista del racconto di Henry van Dyke, Artibano, decise di seguire il segno celeste e andare ad adorare il nascituro. Vendette tutto ciò che aveva e acquistò una perla, uno zaffiro e un rubino da portare come doni. Dando ascolto alla propria coscienza e volendo fare del bene sa che ritarderà di molto rispetto aMelchiorre, Gaspare e Baldassarre.
Il suo incontro con Gesù e con Dio arriverà molto più in là nella sua vita; ne sa qualcosa Taor, principe di Mangalore, una città indiana, altro protagonista di uno splendido romanzo-fiaba firmato Michel Tournier. Gaspare, Melchiorre e Baldassarre (pubblicato in originale nel 1980, tradotto nel 1995 in italiano dalla Garzanti) racconta la storia di quattro uomini che vedono nel nascituro ognuno qualcosa di diverso.
“Gaspare vede nella mangiatoia un bambino nero come lui”, oppure Melchiorre apprende nel bimbo la forza della debolezza (era una principe spodestato). Baldassarre, iconofilo e contro la sua religione iconoclasta, capirà inginocchiandosi di fronte alla mangiatoia che la somiglianza racchiude e unifica anima e corpo. Il protagonista poi, il quarto re –appunto- insegue la ricetta di un cibo sublime e trascendente, capace di soddisfarlo tanto da non voler più magiare altro fino alla fine dei giorni. Ma anche lui non arriverà in tempo, diciamo.
Insomma, tante suggestioni che vanno ad avvalorare l’idea che i magi che si incamminarono verso la capanna di Betlemme non fossero solo tre.

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LA MORTE E LE RELIQUIE
Che cosa successe a questi uomini alla loro morte?
Ne parla anche Marco Polo ne Il Milione, il quale dice di aver visto la tomba dei Magi nella città di Saba (parla di tre Magi) intorno al 1270. Altri sostengono che i loro resti mortali furono recuperati in India da Sant’Elena e poi portati a Costantinopoli. Si dice poi che finirono nella basilica di Sant’Eustorgio a Milano, trafugati infine da Federico il Barbarossa che li portò a Colonia. Sempre a Milano tornarono nei primi anni del 900 alcune reliquie esposte di fianco al sarcofago di pietra con l’iscrizione Sepulcrum Trium Magorum.

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I MAGI E LA BEFANA
Chiudiamo perché forse siamo stati un po’ prolissi con una curiosità. Sì perché l’Epifania non è solo il giorno dei Magi, ma è anche quello della Befana.
La concezione della festa popolare prevede che si facciano doni ai bambini in questo giorno, proprio per ricordare i doni che i Magi fecero al Bambin Gesù. Ma per chi non lo sapesse la nostra simpatica vecchina con il porro sul naso e a cavallo della sua scopa trova le sue origini in una dolce ed ospitale nonnina che, stando ad una leggenda del tredicesimo secolo, aiutò i tre viandanti a trovare la strada giusta. Essi le chiesero allora se volesse venire con loro, ma l’anziana rifiutò. Pentendosi però, tentò di inseguirli, senza successo: così continuò a vagare e a cercare Gesù Bambino, dando doni a tutti i bimbi che incontrava sperando che uno di essi potesse essere colui che stava cercando.

La stella di Natale

A Natale ritornano le cosiddette stelle di color rosso o bianco screziato, piante che durano alcuni mesi specie se tenute in appartamento. La storia della nostra pianta comincia quando Robert Graham volle chiamarla “poinsettia pulcherrima”in onore di Joel R. Poinsette(1775-1851) diplomatico della Carolina del Sud,botanico e primo ambasciatore in Messico, da dove nel 1833 aveva portato la pianta negli USA. Al nome conosciuto si può aggiungere quello di “euphorbia pulcherrima” per la sua appartenenza al genere delle euphorbiacee coltivate nelle zone temperate o calde e dotate di splendide brattee di color rosso,rosa o arancione.

La nostra pianta, nel mese di Dicembre, viene composta in armoniose bordure negli spazi del verde cittadino, all’interno dei palazzi e delle chiese dove gli altari risplendono per l’intreccio di piccoli esemplari di poinsettia dai diversi colori. Non è facile ripensare alla vita della pianta nel suo habitat naturale,nel Messico,come si è detto,ma le ali della fantasia ci possono portare ovunque senza fatica.Viveva in una città messicana una splendida fanciulla creola di nome Felicita , che amava disegnare danzare e ballare specie in alcuni periodi dell’anno, in prossimità delle feste solenni e delle sagre paesane, quando era possibile per lei indossare splendidi vestiti colorati e volteggiare lieta e spensierata nella luce del mattino. La fanciulla sognava un luminoso avvenire e pensando al suo futuro vedeva la sua casa, i suoi figli e un giovane principe innamoratosi di lei e poi divenuto suo marito. In realtà la sua vita scorreva monotona e senza bagliori e lei serena e fiduciosa viveva lieta della luce dell’alba che si tingeva di rosa e di azzurro e illuminava “d’immenso” il mare color turchese e la spiaggia dorata come il pane appena cotto.

Molte fanciulle della sua età le erano amiche ma altre la consideravano sognatrice e vanitosa e la guardavano con occhi sospetti e malevoli. Nella zona costiera del golfo, detto del Messico , si verificavano frequentemente terremoti che incidevano negativamente nella vita di tutti gli abitanti costretti a fuggire dalle loro case, a rifugiarsi in località vicine là dove il maremoto sarebbe forse arrivato. La paura avvolgeva di cupe ombre le ragazze come Felicita che allontanandosi dalla sua casa con tutta la sua famiglia aveva portato con sé poche cose necessarie prese alla rinfusa nella fretta di partire, ma di sicuro non aveva lasciato dietro di sé la sua gioia di vivere, la sua trasparenza e semplicità di cuore e la sua grande voglia di amare tutte le creature del buon Dio, persone, animali e piante. “Ubicumque eris” scriveva il poeta Ovidio riferendosi alla sua lontananza da Roma,“semper tristis eris”, ma la nostra fanciulla malcelava la sua tristezza interessandosi ai fiori, alle piante che crescevano in quella zona scelta come rifugio da molte persone abitanti a Veracruz e se pure accarezzava i suoi sogni di adolescente , sentiva la nostalgia della vita di ogni giorno, nella sua casa, fra gli oggetti a lei familiari sistemati in varie stanze illuminate da un ampio spazio verde , adorno di alberi e di piante fiorite. Anche la sua “stella di Natale”soffriva sicuramente di tutto ciò che stava accadendo a causa del terremoto e non aveva nessuna voglia di far crescere le sue larghe foglie verdi e le sue brattee di vario colore. Ma in prossimità del Natale, la pianta, ricordando e facendo tesoro dell’affetto ricevuto, tornò a vestirsi di splendide brattee di color rosso vivo, segno di amore profondo verso tutti gli esseri umani, compresa Felicita. La vita della nostra fanciulla proseguì per un percorso che lei stessa non conosceva, senza certezze ma con tante aspirazioni sostenute da una sola verità : la tristezza non adombri la nostra vita e non ci impedisca di apprezzare tutto ciò che abbiamo.

Nella Cusumano Lombardo

La tenerezza di una stella

“Lo bel pianeto

che d’ amar conforta”….

Così il sommo poeta

riferendosi

alla stella di Venere

che vedo questa sera

brillare per prima

in attesa delle tante stelle

che punteggiano

questo cielo

di maggio.

La luminosità

di Venere

mi trasmette

bellezza, armonia

tenerezza indicibile

come se volesse

colmare lo sconforto

che mi assale

osservando

le mille oscure

sfaccettature

di un pianeta

in rovina

dal disastro ecologico

al dilagare della corruzione

e della violenza.

Ritorna il tempo

“della pietra e della fionda”

si diffonde una barbarie

nuova e pericolosa

che vuole cancellare

gioia e speranza?

La piccola stella

ogni sera

mi conforta

e mi avvolge

di tenerezza.

Nella Cusumano Lombardo