Babbo Natale

Fra le figure natalizie, la più nota nel mondo intero è senza dubbio Babbo Natale. Erede di un personaggio storicamente esistito, San Nicola, nato nel IV secolo in una ricca famiglia di Patara, in Turchia, fu vescovo di Myra, in Licia, da dove nel 1087 verranno trafugate le sue spoglie da cavalieri italiani che le porteranno a Bari, città in cui vengono conservate fino ad oggi. Di San Nicola si racconta la bontà infinita, rivolta ad aiutare i più poveri fino a spendere quasi tutto il suo patrimonio. Una leggenda vuole che egli assicurasse la dote alle tre figlie di un nobiluomo caduto in povertà, recapitando di persona tre sacchi d’oro, in tre sere successive. L’ultima sera, trovando la porta chiusa, si arrampicò sul comignolo e da lì fece cadere le monete nel camino, dove erano appese ad asciugare alcune calze. San Nicola che per gli olandesi è Sinter Klaas, negli Stati Uniti diventa Santa Klaus, forse per una cattiva pronuncia degli abitanti locali. Raffigurato oggi come un simpatico vecchietto panciuto in abito rosso e bianco, il personaggio è noto in tutto il mondo e ognuno lo chiama nella sua lingua. Infatti in Finlandia e precisamente in Lapponia, dove “vive”, è Joulupuldd, in Brasile è Papai Noel, in Lituania è Kaledu Senu, in Inghilterra Father Christmas. In Giappone i bambini impazziscono per Kurohsu, a volte raffigurato con un paio d’occhi sulla nuca e affiancato ad Hoteiosho, una divinità locale che porta regali ai bravi piccini. San Nicola è noto come patrono di Bari ed è venerato come tale in molte città meno famose, come Ribera, piccola città della mia infanzia.

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La mia Betlemme

Torno a Ribera

e riapro la casa

dei miei genitori

la mia Betlemme.

Qui è trascorsa

la mia giovinezza

qui sono cresciuti

Giusj Michele Rosangela

Claudia e Loredana

splendidi bambini

ora adulti affermati

professionisti stimati

da quanti li conoscono.

La mia Betlemme

“casa del pane”

condiviso e amato

casa degli affetti veri

e incancellabili.

Un piccolo presepe

mi accoglie

nella sala d’ingresso

e accendo le luci

segno di vita e di gioia.

Nasce il Bambino

nella povertà assoluta

nella semplicità

e nudità di una stalla.

E noi travolti dal benessere

ormai colpiti da una crisi

che non ha fine

sentiamo di essere

in pericolo, come in un tunnel

lunghissimo e buio.

La luce della mia Betlemme

mi riporta al tempo

di Natale, ai miei affetti

custoditi come in un sacrario

nel profondo del cuore.

 Nella Cusumano Lombardo