Aprile dolce dormire

Siamo già nel quarto mese dell’anno e avverto la fuga dei giorni, sempre più veloci e inafferrabili. Nei lontani anni della mia infanzia, avvertivo il tepore della primavera e amavo dormire più del solito, indugiando nel mio lettino e ignorando il richiamo insistente di mia madre. Oggi 2 aprile  un velo biancastro avvolge il paesaggio e una pioggia sottile insiste sulle mattonelle del terrazzo e sui vetri, quasi a voler pulire e rigenerare i campi fioriti e adorni di margherite gialle, alte luminose e portatrici di luce nella loro semplicità arcana e conosciuta. Siamo vicini alla Pasqua di Resurrezione, ma nel mio animo avverto una sottile malinconia , un desiderio di vita serena e normale, un bisogno di vedere intorno a me un mondo pulito e privo di violenza, di fanatismo esasperato, di vittime innocenti. Desidero profondamente rivivere quel tempo lontano, che mi portava a sentire la primavera e a dormire serenamente.

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Marzo pazzerello

Un detto antico  recita: “marzo pazzerello vede il sole e prende l’ombrello“. Da molti anni le stagioni non arrivano con la cadenza prescritta dal calendario,né i tempi delle quattro stagioni sono quelli della mia infanzia. Il nostro pianeta ha subito e subisce assurde trasformazioni dovute al buco dell’ozono, dicevano, a surriscaldamento che ne consegue, alle sperimentazioni in agricoltura e a tante altre cause che non sto ad elencare. Di fatto viviamo male in un mondo altamente tecnologico e progredito… nonostante la povertà in aumento, le migrazioni continue che hanno fatto del Mediterraneo un cimitero che porta tristezza e preoccupazione per la indifferenza del signori governanti e per la assoluta mancanza di possibili soluzioni che porterebbero i popoli della fame e della guerra ad essere aiutati in regioni dell’Africa , specie del Sud, là dove esiste anche un tipo di vita accettabile.

Torniamo al nostro marzo, che inizia giusto oggi e ci prepara chissà quali sorprese. Il freddo di marzo, dicevano, entra nelle corna del bue, ma entra anche nella vita di ciascuno di noi, desiderosi come sempre, di vedere fiorire i prati, gli alberi adorni già dei fiori  che preparano la formazione dei frutti. Pensiamo che il giorno 21 inizierà la primavera e aspettiamo con serenità il giorno che segue al giorno, convinti che la vita va vissuta passo passo, senza affanni né eccessive preoccupazioni per il domani.

Carpe diem, consigliano anche oggi i nostri padri.

Bianchino e i mandorli

A marzo dovrebbe arrivare la primavera, il giorno 21 per essere esatti, ma qui in Sicilia fioriscono  i mandorli a fine gennaio e la valle dei templi di Agrigento offre uno spettacolo meraviglioso a tutti quelli che la visitano.

Il coniglio Bianchino non sapeva della fioritura dei mandorli e quando  si accorse che un alberello poco distante dalla sua casetta era ricoperto di tanti petali simili a piccole ali delicate, di color bianco-rosato, chiamò le sue amiche Gianna e Celestina perché ammirassero quella meraviglia. Era giusto la fine di gennaio e la primavera era un po’ lontana, ma il coniglio guardava quel piccolo albero, quasi fatto a misura di bambino,  poi  vedeva nei prati qualche fiore di trifoglio, di colore giallo luminoso come la luce del sole e si sentiva felice di fronte a tanta bellezza. Arrivò febbraio, il mese capriccioso e Gianna andava ripetendo: “febbraio febbraietto, corto e maledetto”, ma quell’anno i giorni di febbraio passarono veloci e non furono tanto cattivi, a parte qualche raffreddore di cui si lamentavano i bambini e  le persone più sensibili. “Bisogna stare al caldo”- ripeteva Gianna-, mentre Celestina suggeriva “ci vuole sciroppo di coperte, fichi secchi al mattino, come diceva la mia nonna”. Mentre le due bimbe così ragionavano sui rimedi per il raffreddore, un bambino mai visto si avvicinò al piccolo mandorlo e cominciò a strappare i rami fioriti con tanta voglia di fare qualcosa di eccezionale. Bianchino e le due amiche di corsa andarono verso il piccolo albero e rimproverarono aspramente il bambino che aveva recato danno a quella graziosa pianta.”Non sapevo di fare una cosa cattiva- disse il bambino- vi chiedo perdono, non lo farò più”. Bianchino comincio col dire:  “Gli alberi i sono creature del buon Dio e i loro rami sono come le nostre braccia, i loro fiori come  i nostri occhi, che diresti se qualcuno ti strappasse un occhio  o ti facesse male ad un braccio?”.  Queste parole suscitarono commozione nel cuore del bambino e ancor più nel cuore di  Gianna  e Celestina che si asciugarono gli occhietti pieni di lacrime.

Primavera non brilla nell’aria

Vedo il vulcano coperto di neve, l’Etna, simbolo di questa terra che vive nel provvisorio, con eventi imprevedibili e a volte carichi di negatività, con la incertezza del domani per numerosi giovani che fuggo verso il Nord Italia  e altrove.

Sento in me che la primavera non “brilla nell’aria” come scriveva  il caro Leopardi, avverto le mutazioni climatiche come segni di una instabilità nociva alla salute e all’animo di ciascuno di noi. I campi di margherite gialle, le gemme degli alberi da frutto mi trasmettono speranza e mi aiutano a vivere la mia giornata.