Pantelleria, l’isola figlia del vento

Ho visitato Pantelleria, una domenica di alcuni anni fa, arrivando da Punta Raisi alle ore 9,30  di un  mattino ventoso e inesorabile, nonostante il cielo limpido e il sole sfavillante.

L’atterraggio ha provocato paura in tanti passeggeri, in me no, forse perché Paola, seduta accanto a me, mi stringeva forte il braccio e cercava conforto, lei che, da interprete, va e viene dall’isola molto spesso. La mia nuova amica, trovatasi per caso accanto a me, parlava della sua villetta, del “dammusu”, tipica costruzione sormontata da un terrazzo adorno di una semisfera, che lascia scorrere l’acqua piovana in una cisterna collegata tramite un condotto di calce bianca.

Atterrare è stato difficile per il forte vento di scirocco, ma vedere l’isola, ricca di pietra lavica, detta ossidiana, mi ha procurato una forte impressione non de tutto positiva perché sentivo di essere in un posto selvaggio e lunare nello stesso tempo.

Mi incuriosiva  e mi trasmetteva  entusiasmo la vegetazione insolita e folta: le piante di mirto, le bocche di leone alte e sottili, di un colore rosso corallo, i fiori dell’elicrisio, cespuglio armonioso, a forma di cupoletta, ricco di infiorescenze gialle, i fiori  del cisto, di color rosa e bianco, le ginestre, di leopardiana memoria e altre piante a me sconosciute.

Pantelleria, l’antica Cossyra, è dopo Malta, la più grande fra le isole che circondano la Sicilia, situata tra la costa Sud-ovest e la Tunisia, distante 70 Km dalla costa africana e 110 Km da Mazara del Vallo. L’ isola, di origine vulcanica, ha una superficie di 83 Km quadrati, culmina nell’antico cratere della Montagna grande (m.836), contornato da 24 coni craterici detti cuddie. L’ultima eruzione risale al 1891, ma oggi esistono alcune manifestazioni post-vulcaniche: le favare, getti di vapore acqueo a 100° C, le stufe o bagni asciutti, le sorgenti termali ( sino a 70 gradi). Mancano le sorgenti di acqua potabile, ma oggi un impianto di desalinizzazione delle acque del mare,riesce a fornire acqua dolce a tutta l’isola.

Il popolo, che abitò l’isola per primo, arrivava dall’Africa 5000 anni fa, costruì un villaggio fortificato con 200 abitazioni, si dedicava all’agricoltura, all’allevamento del bestiame e alla lavorazione dell’ossidiana. Di quel periodo restano tracce nei monumenti funerari dalla forma ovale, simili ai nuraghi, chiamati Sesi. L’isola fu chiamata Cossyra sotto il dominio dei Cartaginesi, fino alla 2 guerra punica, quando fu occupata dai Romani (217 a. C.). Gli Arabi la conquistarono nel 700 massacrando i cristiani, seguirono i Normanni nel 1123 con Ruggero I conte di Sicilia. Nel 1551 e nel 1553 vi furono incursioni musulmane. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1943, fu bombardata e distrutta dagli Alleati.

Oggi non esiste il centro storico, ma si notano alcune costruzioni del secolo scorso e vari alberghi di stile mediterraneo che non sono in sintonia con il castello bizantino costruito con pietra lavica, unico monumento antico che domina il lungomare.

Interessante la coltivazione dei capperi, delle uve per la preparazione del passito, pregevole la lavorazione dell’ossidiana, la pietra nera con spruzzi argentei che viene trasformata in piccoli oggetti dalle forme graziose.

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