Maggiolata o cantata di maggio

Maggio risveglia i nidi,
maggio risveglia i cuori;
porta le ortiche e i fiori,
i serpi e l’usignol.
Schiamazzano i fanciulli
in terra, e in ciel li augelli:
le donne han ne i capelli
rose, ne gli occhi il sol.
Tra colli prati e monti
di fior tutto è una trama:
canta germoglia ed ama
l’acqua la terra il ciel.
E a me germoglia il cuore
di spine un bel boschetto;
tre vipere ho nel petto
e un gufo entro il cervel.

Giosuè Carducci- Rime nuove

Nella poesia “Maggiolata”, la vita sboccia ed irrompe in modo improvviso attraverso una natura adornata di fiori, dove tra terra, mare e cielo, è tutta un’armonia di colori e di amore.

Il testo carducciano, poco noto, anche se fa parte della raccolta Rime nuove, nella parte finale trasmette amarezza e disagio, che si alternano, come la luce e il buio . nella vita del poeta e di ognuno di noi.

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Maggio mese dei fiori

Da pochi giorni siamo a maggio, il mese più bello e il più atteso per la fioritura delle rose, delle margherite, dei gerani e dei cactus dal fiore rosso che adornano il mio terrazzo e mi trasmettono gioia e serenità.

Un improvviso cambiamento climatico ha riversato  pioggia e sabbia del deserto con tuoni e lampi da paura, creando un’atmosfera triste e opaca, con un biancore diffuso che avvolge l’orizzonte e nasconde la vista del mare di Sciacca e di Selinunte.

Il clima  così mutato e le ragioni di uno sconvolgimento delle stagioni hanno interessato uomini potenti che hanno discusso cercando le cause che ben conosciamo, ma la situazione rimane grave e problematica. La presenza dell’uomo su questa terra non ha portato bene e serenità, anzi  ha danneggiato in molti casi la bellezza delle coste, la integrità del terreno adoperando pesticidi e sotterrando rifiuti tossici per  non dire altro.

Laudato sì cantava San Francesco invitando tutti a lodare il Creatore per la bellezza del creato, ma in questo nostro tempo confuso e caratterizzato da violenza e dalla prepotenza dei governanti, sembra tutto perduto, in ogni senso e in ogni dove.

Solo la speranza ci aiuta a credere e a vivere nonostante tutto

Maggio mese dei fioretti

Negli anni della mia adolescenza, anni “verdi” come la speranza, riecheggiando i versi danteschi dai quali si evince che “la speranza ha il fior del verde”, rivedo le mie buone Figlie di Sant’Anna, che curavano la mia educazione e l’ istruzione di tante ragazze, alunne del famoso collegio Granata. Dalle buone suore apprendevamo che  ogni giorno della settimana viene dedicato a un Santo, che il mese di marzo è dedicato a San Giuseppe e il mese di maggio alla Vergine Maria. Di conseguenza tutte le pratiche religiose, come la messa ogni mattina alle ore 7,00, il ritiro mensile ogni ultima domenica del mese, nel mese di maggio erano dedicate alla Vergine.

Non ho mai capito i cosiddetti fioretti, cioè i sacrifici che si potevano fare: rinunciare ai dolci dei quali ero molto golosa, rinunciare alla frutta ogni sabato e altre rinunce che non accettavo e continuo a non accettare.

Penso che si possa vivere liberi e non obbligati alle rinunce, se queste non portano niente di utile e di sicuro non fanno crescere. Penso che la rinuncia a giudicare gli altri, a trattare male o  dir male di qualunque persona incontrata nel nostro cammino quotidiano, può avere un senso e aiuta il nostro egoismo a spegnersi per pensare che ogni essere umano ha diritto a una vita dignitosa e degna di rispetto e comprensione.

Ai fioretti preferisco i fiori e le rose di maggio, splendide e colorate, regine dei giardini e delle aiuole presenti nelle nostre città.

 

Portella della ginestra

Portella della ginestra- primo maggio 1947-2017

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70 anni sono passati da quel giorno di festa e di strage, dagli avvenimenti  ormai noti e scritti, anzi  scolpiti nella storia di questa isola e del mondo intero.

Ho visitato Portella poco tempo fa e ho visto il luogo dei fatti accaduti nel lontano 1947. Ho  trovato una landa deserta, priva di alberi e una rozza lapide posta al centro, per ricordare le undici vittime innocenti uccise senza ragione, come accade oggi nelle zone in preda alla guerra e alla violenza.

Ho visto uno spazio pressoché abbandonato e negletto per la insensibilità di quanti amministrano i nostri comuni interni e lasciati nella più bieca desolazione. Ho visto e sentito, nell’aria calda di quel mattino di maggio, le voci  e la rabbia degli innocenti che si erano radunati con gioia cantando e invocando il diritto alla terra e al lavoro, diritto sacrosanto da secoli, diritto che leggiamo nella nostra costituzione democratica frutto di lotta e sacrificio, diritto che oggi si fa più prepotente, invocato da milioni di disoccupati, giovani e no, che vivono in questa nostra Italia, terra di nessuno e di tutti coloro che frullano chiacchiere e godono di privilegi indecorosi e offensivi.

Piango per il genere umano offeso e vilipeso” affermava un noto scrittore isolano, ma oggi la rabbia e l’orgoglio noti ad Oriana Fallaci pervadono il nostro animo, lo stringono in una morsa di tristezza che non esclude in ognuno di noi la speranza che questo nostro mondo possa cambiare e diventare umano.

Così la cronaca di quel tempo

Nel pianoro a metà strada tra i comuni di Piana degli Albanesi, S.Giuseppe Iato e San Cipirello, la festa del 1 maggio 1947, cui partecipavano migliaia di persone, fu interrotta da una sparatoria che causò 11 morti e 27 feriti. A sparare sulla folla inerme erano stati gli uomini di Giuliano, rinviato a giudizio come responsabile di altri fatti criminosi. Chi si servì dei banditi al seguito di Salvatore Giuliano? Fu una strage di Stato? La questione è ancora aperta e i parenti delle vittime aspettano giustizia da 70 anni .

 

Fiori di maggio

Sorridono

gialle margherite

i fiori di maggio

esplodono anzitempo

vivono per noi.

Il primo maggio

infiorano le soglie

di ogni abitazione

sorridono

sul cemento polveroso

aspettando il tramonto.

Ritorna lo stupore

adolescente

dei petali strappati

dal vento di scirocco

impietoso e pronto

a distruggerli.

Come viaggiatori

dopo  un lungo cammino

cerchiamo la luce

fra i fiori recisi

e sentiamo

rivivere in noi

l’infanzia mesta

del dopoguerra

quando riuscivamo

ad essere felici.

 

Nella Cusumano Lombardo