Portella della ginestra

Portella della ginestra- primo maggio 1947-2017

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70 anni sono passati da quel giorno di festa e di strage, dagli avvenimenti  ormai noti e scritti, anzi  scolpiti nella storia di questa isola e del mondo intero.

Ho visitato Portella poco tempo fa e ho visto il luogo dei fatti accaduti nel lontano 1947. Ho  trovato una landa deserta, priva di alberi e una rozza lapide posta al centro, per ricordare le undici vittime innocenti uccise senza ragione, come accade oggi nelle zone in preda alla guerra e alla violenza.

Ho visto uno spazio pressoché abbandonato e negletto per la insensibilità di quanti amministrano i nostri comuni interni e lasciati nella più bieca desolazione. Ho visto e sentito, nell’aria calda di quel mattino di maggio, le voci  e la rabbia degli innocenti che si erano radunati con gioia cantando e invocando il diritto alla terra e al lavoro, diritto sacrosanto da secoli, diritto che leggiamo nella nostra costituzione democratica frutto di lotta e sacrificio, diritto che oggi si fa più prepotente, invocato da milioni di disoccupati, giovani e no, che vivono in questa nostra Italia, terra di nessuno e di tutti coloro che frullano chiacchiere e godono di privilegi indecorosi e offensivi.

Piango per il genere umano offeso e vilipeso” affermava un noto scrittore isolano, ma oggi la rabbia e l’orgoglio noti ad Oriana Fallaci pervadono il nostro animo, lo stringono in una morsa di tristezza che non esclude in ognuno di noi la speranza che questo nostro mondo possa cambiare e diventare umano.

Così la cronaca di quel tempo

Nel pianoro a metà strada tra i comuni di Piana degli Albanesi, S.Giuseppe Iato e San Cipirello, la festa del 1 maggio 1947, cui partecipavano migliaia di persone, fu interrotta da una sparatoria che causò 11 morti e 27 feriti. A sparare sulla folla inerme erano stati gli uomini di Giuliano, rinviato a giudizio come responsabile di altri fatti criminosi. Chi si servì dei banditi al seguito di Salvatore Giuliano? Fu una strage di Stato? La questione è ancora aperta e i parenti delle vittime aspettano giustizia da 70 anni .

 

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La ginestra

Cespugli di ginestre fioriscono in primavera inoltrata e illuminano di un giallo solare lo spartitraffico dell’autostrada che porta a Punta Raisi, aeroporto di Palermo, per i miei lettori che vivono altrove e non conoscono la Sicilia.

Il profumo delle ginestre in fiore è delicato, pungente se i fiori recisi vengono tenuti in vaso perché inondano tutto l’interno di un’abitazione di effluvi particolari propri della specie più comune, cioè la ginestra odorosa di Spagna, diffusa nei luoghi aridi d’Italia e del Mediterraneo. La ginestra o “fiore del deserto” evoca i versi del Leopardi, noti ai tempi del liceo a tutti gli studenti, ora forse meno conosciuti se non ignorati perché di difficile lettura… Il poeta, ospite della villa Ferrigni alle falde del Vesuvio, precisamente a Torre del Greco, nel 1836, componeva il canto ricordando di aver visto la “odorata ginestra”  a Roma, “donna dei mortali un tempo e del perduto impero”: “…dove tu siedi, o fior gentile, e quasi/ i danni altrui commiserando, al cielo/mand di dolcissimo odor i un profumo/ che il deserto consola…”. Il Leopardi definisce il territorio del Vesuvio “campi cosparsi/ di ceneri infeconde, e ricoperti dell’impietrata lava,/ che sotto ai passi al peregrin risona…”

A parte le riflessioni presenti nei versi leopardiani che rimandano al nucleo essenziale della concezione relativa al “male di vivere”, alla natura ostile e matrigna, la ginestra viene assunta come simbolo di speranza e di solidarietà fra gli esseri umani. Di certo il mondo vegetale offre a ciascuno ragioni valide per ben pensare e riconsiderare la nostra vita di persone presenti in un periodo storico difficile per certi aspetti, ma interessante e ricco per le innovazioni e i progressi della scienza e della tecnica.

La nostra pianta appartiene alla famiglia delle “leguminose papilionate” e si presenta come un arbusto alto fino a 5 metri, con rami verdi giunchiformi, cilindrici, foglie semplici e scarse che cadono all’inizio dell’estate, fiori profumati in racemi con corolla giallo-dorata.

I rami contengono fibre che, separate in fiocchi con la macerazione, venivano usate, nel passato, per fabbricare cordami e sacchi. Una varietà di ginestra è detta “dei carbonai”, ma il suo nome è Cytisus scoparius, raggiunge i 2 metri di altezza, i fiori giallo-dorato contengono sparteina, usata in farmacologia per le proprietà diuretiche e cardiotoniche. L’infuso dei fiori di ginestra deve essere preparato in laboratori specializzati e mai in ambiente domestico perché qualunque preparazione “casalinga” può risultare nociva per mancanza di informazione scientificamente valida.

La natura ci offre tante risorse e ci dona svariate meraviglie come la fioritura delle ginestre che rallegrano il paesaggio e trasmettono a ciascuno di noi armonia e bellezza, gioia di esistere e desiderio di comprensione e solidarietà.