IL gelsomino azzurro

In molte zone vicine al mare crescono piante rampicanti, dai lunghi rami flessibili, che fioriscono nei mesi estivi e offrono al visitatore uno spettacolo unico per la fioritura di piccole stelle celestine, riunite in piccole ombrelle, poco profumate e simili al gelsomino arabo, profumatissimo nelle notti estive.

Il nome della nostra pianta, originaria del Sudafrica è  Plumbago capensis, fiorisce fino alla stagione autunnale, può essere propagata con talee, piantate in vasi nel periodo del tardo autunno e ad una temperatura di 17-18 gradi.

Sfogliando l’album dei ricordi. trovo una pagina molto interessante. Mia sorella ed io eravamo portate spesso da nostra madre negli spazi ampi della villa comunale di Ribera, là dove crescono grandi alberi di ficus , fiori di ogni tipo e cespugli di gelsomino azzurro. Il custode , detto don Cicciu lu villeri, consentiva a noi piccole di raccogliere due rametti di plumbago fiorita che serviva per un gioco grazioso: i piccoli fiori venivano combinati in una sorta di ghirlanda, mettendo lo stelo di una stella nel cuore di un’altra, per una lunghezza di 20 centimetri. Le ghirlandine venivano poggiate sulla nostra testolina capricciosa, ma resistevano poco.

Le piccole stelle poco durature, davano a noi piccole la sensazione che le cose belle durano poco, ma nostra madre sapeva spiegare la ragione di ogni avvenimento e in quella circostanza ci esortava a pensare che non esiste gioco che possa durare all’infinito, ma che occorreva tornare a casa per studiare e prepararsi  per un nuovo giorno di scuola.

Il gelsomino

La pianta del gelsomino, molto diffusa in Sicilia e nelle regioni del Nord-Africa, è originaria dell’Asia centrale e si coltiva in molte zone temperate come rampicante. Il nome deriva dal persiano yàsamìn, i rami arrivano fino a 10 metri di altezza, con foglie imparipennate e fiori bianchi molto odorosi che compongono una pannocchia terminale. Diverse e interessanti le varietà del gelsomino : spontaneo e dai fiori gialli viene detto jasminum fruticans , grandiflorum dell’India detto anche gelsomino di Spagna, odoratissimum, coltivato per ricavarne l’essenza specie nelle zone della Francia meridionale e in Sicilia.

In India e in altre regioni calde esiste il gelsomino detto “sambac” che durante l’inverno porta graziose pannocchie di fiori bianchi molto profumati che poi diventano rossi. Forte e indefinibile il profumo del gelsomino nelle notti calde d’estate quando le cicale diffondono il loro canto non sempre gradevole e una coltre di aria densa e rossastra si addensa sul mare liscio come l’olio e bleu scuro per il sopraggiungere della notte. Al mattino “si raccolgono fiori e frutti” suggerivano gli anziani perché sono più freschi e profumati e anche oggi queste regole penso vengano osservate da un buon numero di persone amanti della natura e in specie dei fiori.

Le mattine d’estate si mettevano a bagno in un bicchiere d’acqua un bel po’ di fiori di gelsomino e si lasciavano per alcune ore del giorno, coprendo il bicchiere con un piccolo tovagliolo di stoffa per ricavare “l’acqua di gelsomino” necessaria alla preparazione del gelo di mellone o meglio della gelatina di anguria, una specialità siciliana molto diffusa a Palermo e dintorni. Il succo dell’anguria filtrato veniva mescolato allo zucchero, all’amido per dolci “Biancaneve” e all’acqua di gelsomino, poi cotto come un normale budino, veniva servito con gocce di cioccolato nero. Una delizia così rara era preparata in estate, tempo delle angurie dalla polpa rossa e saporita, e se nelle dolcerie il “gelo di mellone” sembra eccessivamente dolce, quando viene preparato a casa acquista un sapore e un fascino particolare. Mio padre era solito sentenziare : i dolci migliori sono quelli fatti a casa, lo stesso valeva per il pane, la pasta e altri piatti e concludeva “il migliore ristorante è casa mia”.

Il nostro gelsomino mi porta lontano come possono dire i miei lettori, ma la vita familiare in Sicilia è ancora oggi avvolta di sacralità, si avvale di tradizioni e di riti che vengono ripresi e osservati specie se arriva un ospite. Gli antichi Greci consideravano l’ospitalità un dovere oltre che un piacere e l’ospite era sacro; anche ai nostri giorni nelle piccole città e in alcune località della Sicilia meno conosciuta, ospitare amici o parenti che vengono da lontano, si trasforma in un avvenimento particolare che coinvolge tutti i componenti di una famiglia.

Nella Cusumano Lombardo