La fata turchina

Ricordo le pagine di Pinocchio,  la storia del burattino che Collodi propone ai bambini di tutte le età, dai 7 ai 90 anni come leggevo in una iscrizione collocata sul lungomare di Ancona, splendida città  sul mare Adriatico, da me visitata moltissimi anni fa.

Ripenso alla gamba di legno che Pinocchio vede bruciare per la mancata sorveglianza di Geppetto e penso al mio piede diventato di legno, ora che è stato liberato da una pesante ingessatura, sopportata per 40 giorni. Sono certa che tornerò a saltare come un grillo e non sarò  mai il buon grillo parlante; mi auguro che una fata turchina, nella persona del mio terapista, possa aiutarmi e riportarmi alla normalità. Miei cari lettori, non valutiamo la cosiddetta normalità nel modo giusto, ma con molta leggerezza affermiamo che tutto va come sempre, nella quotidianità vissuta ogni giorno senza entusiasmo, come se i giorni non fossero un dono per noi e per quanti incontriamo sul nostro cammino. Se impariamo l‘arte di essere fragili, come titola un bel libro di Alessandro D’Avenia, giovane scrittore siciliano, che ama Leopardi e si rivolge al poeta narrando fatti accaduti e cercando le ragioni del vivere quotidiano, allora saremo sulla giusta via.

La fragilità

La storia che riporto, dalla mia cartella documenti, mi piace molto e mi fa pensare a quanti si lamentano della fragilità, ormai presente nella loro vita di persone avanti negli anni e quindi “diversamente giovani”, come recita  un grazioso  detto. Buona domenica per tutti voi, miei cari lettori.

Ogni giorno, un contadino portava l’acqua dalla sorgente al villagio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell’asino, che gli trotterellava accanto. Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio perdeva acqua. L’altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto senza perderne neppure una goccia. L’anfora vecchia e screpolata si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l’anfora nuova non perdeva l’occasione di
 far notare la sua perfezione: “Non perdo neanche una stilla d’acqua, io!”.

 Un mattino, la vecchia anfora si confidò con il padrone: “Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio io sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite”.

Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all’anfora screpolata e le disse: 

“Guarda il bordo della strada”.
“Ma è bellissimo! Tutto pieno di fiori!” rispose l’anfora.
Hai visto? E tutto questo solo grazie a te disse il padrone. “Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comprato un pacchetto di semi di fiori e li ho seminati lungo la strada, e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno”.

 La vecchia anfora non lo disse mai a nessuno, ma quel giorno si sentì morire di gioia. Siamo tutti pieni di ferite e screpolature ma, se lo vogliamo, possiamo fare meraviglie con le nostre imperfezioni.