Ricette con limoni e arance

Confettura di limoni

Scegliete alcuni limoni maturi e carnosi e metteteli a bagno in acqua fredda per 24 ore, poi fateli bollire coperti d’acqua e rimetteteli in acqua fredda per altre 24 ore. Per 1 Kg di limoni occorre un Kg di zucchero, una foglia di alloro e 1 cucchiaio di cannella in polvere.

Per la confettura, tagliate i limoni a fette sottili eliminando i semi , mettete a cuocere con lo zucchero e la foglia di alloro e lasciate bollire a fuoco basso per 20 minuti, mescolando ogni tanto con un cucchiaio di legno fino a quando assumerà il colore dorato del miele. Alla fine, se piace, aggiungete la cannella e sistemate nei vasi di vetro. Per il sottovuoto, chiudete i vasi e teneteli capovolti per alcune ore fino a raffreddamento.

 

Granita di limone

1 bicchiere di succo di limone, 1 bicchiere di zucchero, 2 bicchieri di acqua minerale, 1 bustina di vaniglia. Sciogliete lo zucchero in un po’ di acqua tiepida, aggiungete  la restante acqua, la vaniglia  e il succo di limone mescolando bene. Sistemate il liquido ottenuto in un recipiente di vetro coperto e mettere in congelatore per alcune ore. Potete decorare la granita con un po’ di confettura di limoni.

Bucce d’arancia candite

Scegliete alcune arance carnose e sbucciatele a vivo. Mettete in acqua fredda le bucce per due giorni rinnovando l’acqua per 3-4 volte al giorno, poi sgocciolatele e pesatele. A parte pesate la stessa quantità di zucchero (per 250 grammi di bucce occorre 65 dl di acqua) e fatelo sciogliere insieme all’acqua a fuoco basso in una casseruola finché lo sciroppo non diventerà limpido, quindi immergete le bucce tagliate a striscioline e lasciate cuocere finché lo sciroppo non si sarà assorbito (il tempo di cottura va dai 10 ai 15 minuti).Appena le bucce saranno fredde, staccatele con un cucchiaio di legno e conservatele in un vasetto di vetro.

 

Carciofi all’arancia

Ingredienti

5 carciofi  spinelli e teneri

il succo di 2/3 arance

una manciata di capperi sottaceto

3 alici sott’olio

1 cucchiaino di zucchero

2 cucchiai di olio d’oliva

3 cucchiai di pangrattato tostato

1 cucchiaio di  granella di mandorla

Procedimento

Mondare i carciofi, togliendo le foglie esterne, tagliare  il tenero a fette, come si fa  per una frittata. Sistemarli in una casseruola e coprirli con il succo delle arance. Lasciare cuocere finché il succo venga assorbito quasi del tutto. Spegnere e aggiungere i capperi, le alici, lo zucchero e l’olio, mescolando con un cucchiaio di legno. Servire i carciofi a temperatura ambiente, come contorno per  le pietanze di carne o di pesce, dopo averli conditi con il pangrattato e la granella di mandorle.

Questa  antica ricetta fa parte della antica gastronomia siciliana.

 

 

 

 

 

L’albero delle arance

Lungo il tratto veloce che collega Sciacca Terme ad Agrigento, appare sul lato destro un grande cartello che propone al viaggiatore “RIBERA CITTA’ DELLE ARANCE” e di fatto nella stagione della zagara, abbassando i vetri dell’auto, si è avvolti da una forte ondata di profumo proveniente dagli aranci in fiore.

La piccola città della mia infanzia viene così definita per la ricca produzione di agrumi che ha consentito agli abitanti un certo benessere più nel passato che nel presente, purtroppo per la concorrenza dei paesi produttori di arance come la Grecia, il Marocco o la Spagna.
La coltivazione dell’arancio è tipica di quella zona come di tante altre dell’Italia meridionale e insulare, ma le origini del nostro albero ci riportano al magico Oriente: il nome deriva dal persiano “ narang”, i Romani forse lo conoscevano nel I secolo d.C. ma solo dalla Cina venne introdotto in Spagna e in Portogallo agli inizi del sec.XIV. Si legge che Vasco de Gama, nel diario della prima missione portoghese in Oriente, accenna alle arance in questi termini: “sonvi melancrie assai, ma tutte dolci” ed è facile immaginare che l’arancia comune venisse chiamata “Portogallo” o partuallu per la conoscenza che ne ebbero gli esploratori portoghesi. Negli anni successivi al 1520, gli agrumi erano diffusi in Italia e non solo il nostro albero, ma il bergamotto, il pompelmo, il mandarino e il mandarancio.
Molte note interessanti ci riportano all’arancia, frutto particolare per i sali minerali che contiene e per le vitamine B ,C e P, quest’ultima detta anche “rutina” utile a rinforzare e a rendere più elastici i vasi sanguigni. Affermano gli studiosi che la spremuta d’arancia è indicata anche in caso di disturbi epatici e gastrici e può essere consumata pure dai diabetici, dato che la presenza di zuccheri è relativamente scarsa. Il nostro frutto dorato è prezioso per la nostra salute perché ci offre un mix di sostanze utili per la prevenzione del cancro, per l’equilibrio del sistema nervoso e per ridare energia alle persone affaticate e vittime dello stress. Inoltre l’arancia amara definita comunemente “selvatica”, serve all’estrazione degli oli essenziali utilizzati per la preparazione di liquori e di profumi. La nostra Sicilia coltiva ottime varietà di arance che sui mercati europei ed italiani vengono apprezzate poco a causa della concorrenza di alcuni paesi del Mediterraneo, come ho già detto, che forniscono un prodotto di qualità inferiore a minor prezzo… L’errore va rintracciato nella crisi generale del nostro sistema economico per non dire altro.
Ritornando all’arancia, che mi riporta ai tempi della mia infanzia, molti dolcieri specialisti nella creazione dei “pupi di zucchero”, riuscivano a preparare anche le arance di zucchero, enormi e coloratissime, con sfumature rosate e adorne di due grandi foglie di stoffa. Per la “festa” dei morti, nel vassoio colmo di regali, si facevano notare le arance di zucchero insieme frutta di martorana, qualche giocattolo e i taralli, al gusto di limone o di cioccolato. Le preziose arance venivano consumate per ultime, quasi a voler godere della loro bellezza e armonia quanto più possibile. In prossimità del Natale, anche il nostro presepe, allestito in un angolo della sala d’ingresso, ricordava l’albero delle arance per la presenza di un gruppo di statuine che mia madre aveva acquistato a Palermo, in un negozio della via Roma. Erano raffigurati l’albero con le arance mature, il contadino che si apprestava a salire su una scala appoggiata ai rami e l’asinello carico delle ceste adatte a contenere il frutto raccolto. Il gruppo era ammirato dai bambini e dagli adulti che avvertivano una “serena letizia” specie se si accendevano le luci colorate intermittenti.

Noi ragazzi quasi per gioco davamo un nome ad ogni personaggio riferendoci ai nostri cugini e agli adulti, ragion per cui il Natale era una grande festa di famiglia attesa più di ogni altra per il raduno, nell’antica casa di mia nonna Tina, delle zie, sorelle di mia madre, con i loro familiari. Intorno alla tavola lunghissima addobbata con foglie di alloro e arance, stavamo sedute 30 e più persone, liete di condividere il cibo semplice di allora, i dolci natalizi e la frutta, un trionfo di agrumi, dal limoncello ai mandarini e alle arance, sempre presenti in tutte le varietà, per illuminare ancora di più il nostro Natale.

Nella Cusumano Lombardo

Bucce d’arancia candite

Scegliete alcune arance carnose e sbucciatele a vivo. Mettete in acqua fredda le bucce per due giorni rinnovando l’acqua per 3-4 volte al giorno, poi sgocciolatele e pesatele. A parte pesate la stessa quantità di zucchero (per 250 grammi di bucce occorre 65 dl di acqua) e fatelo sciogliere insieme all’acqua a fuoco basso in una casseruola finché lo sciroppo non diventerà limpido, quindi immergete le bucce tagliate a striscioline e lasciate cuocere finché lo sciroppo non si sarà assorbito (il tempo di cottura va dai 10 ai 15 minuti).Appena le bucce saranno fredde, staccatele con un cucchiaio di legno e conservatele in un vasetto di vetro.