Giornata della memoria

Ogni anno si celebra la giornata della memoria, per ricordare il 27 gennaio del 1945, quando i prigionieri dei campi di sterminio vennero “liberati” per così dire, dalle atrocità viste e subite per anni.

Ho visitato, negli anni della mia giovinezza, i campi di Dachau e di Auschwitz e una grande tristezza invade ancora il mio animo. Allora, non riuscivo a proseguire la visita e, tornando indietro trovai una panchina  per sedermi per dare sfogo al mio pianto, interrotto solo  dal richiamo della guida e dei miei colleghi.

A Terezin, nella repubblica ceca, esisteva un campo di concentramento nazista, detto campo “di passaggio”. Vi furono internati 150.000 persone, 15.000 dei quali bambini. Dei bambini soltanto 100 i sopravvissuti. Uno di loro, nel 1941, aveva scritto alcuni versi dal titolo Vedrai che è bello vivere

 Chi s’aggrappa al nido

non sa cos’è il mondo,

non sa quello che gli uccelli sanno

non sa perché voglia cantare

il creato e la sua bellezza.

 Quando all’alba il raggio del sole

illumina la terra

e l’erba scintilla di perle dorate,

quando l’aurora scompare

e i merli fischiano tra le siepi

allora capisco com’è bello vivere.

 Prova, amico mio ad aprire il tuo cuore alla bellezza

quando cammini tra la natura

per intrecciare ghirlande con i tuoi ricordi

anche se le lacrime ti cadono

lungo la strada,

vedrai che è bello vivere.

Il valore  della vita e della memoria, definita unico filo prezioso che ci lega al passato e valorizza il presente, venga trasmesso alle nuove generazioni, così distratte e poco presenti, perché possano sentirsi coinvolte con la mente e con il cuore per ricordare sempre le atrocità e gli errori del passato.

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Anno nuovo

Anno nuovo vita nuova”... uno slogan che si ripeteva e si sente ancora il giorno di capodanno, forse per augurare a noi e agli altri tempi e vita migliori.

Rileggo un testo biblico, l’Ecclesiaste, che recita così: “ciò che fu è tutto quello stesso che sarà, ciò che avvenne è quello che avverrà , perciò  niente è  nuovo sotto il sole“. Mi chiedo quale anno possa desiderare. Un anno che non sia nuovo ma giusto per tutte le stagioni della vita mi potrebbe andar bene o meglio un anno anziano ricco di salute e di bellezza interiore? Decido per un anno anziano come desiderano (forse) tanti della mia età.

Un detto antico mi torna alla memoria, quando ancora adolescente sentivo affermare “munnu ha statu e munnu è”, che vuol dire il mondo va come va, sempre allo stesso modo, con la gioia e il dolore, con le ingiustizie e le cattiverie, con la ricchezza e la povertà… per non dire altro.

Un anno che comincia ci porta a desiderare, a fare progetti, a prenotare viaggi e crociere per poter vivere momenti intensi di conoscenza e di arricchimento, come se tutto dipendesse da noi, dalle nostre scelte. Non è sempre così, i progetti non si avverano, le difficoltà si presentano, ma noi con la volontà e la voglia di vivere ci muoviamo sulla stessa linea e continuiamo a vivere la vita senza arrenderci. In questo consiste la nostra forza e così  troviamo la nostra salvezza.

San Nicola di Bari

Ogni città  festeggia il suo Patrono, un Santo che protegge  e conforta ognuno di noi. Ribera, piccola città della mia infanzia, dove spesso ritorno per  riaprire la ca dei miei genitori, festeggia molti santi con processioni e una serie di eventi che coinvolgono giovani e adulti. Ricordo le feste di Sant’Antonio, di Santa Rita e della Madonna di Fatima, perché in quelle ricorrenze,  riapro la casa antica di via Roma, mi attivo per adornare i balconi con le coperte ricamate, preparo petali di fiori per spargerli sulla via al passaggio dei santi. Belle tradizioni, diranno i miei lettori, ma sapere di più su San Nicola,  nato nel 260 d.C. a Patara  in Turchia, poi vescovo di   Myra, autore di  tanti miracoli  a favore dei poveri dei quali fu difensore egregio, è un desiderio che ogni abitante delle città protette  dal Santo, dovrebbe sentire e soddisfare.

Sappiamo che le sue spoglie furono rubate nel 1087 da alcuni cavalieri e portate a Bari dove sono custodite, Altre città come Bari  e Ribera lo venerano come patrono: Nicosia. Palazzo Adriano e Salemi.

Diremo in altra pagina di Santa Klaus… il Babbo Natale che tutti conosciamo.

L’anno che se ne va

Tanti anni della nostra vita passano e vanno via lasciando in noi tracce di gioia e di dolore, ricordi di momenti felici e di situazioni difficili da vivere e da risolvere.

Se penso ai 2018 anni trascorsi dall’inizio dell’era cristiana, un senso di stupore mi assale e quasi mi spaventa, considerando la realtà di questo nostro tempo martoriato e colpito in ogni senso dalla malvagità e dalla corruzione dilagante, dalla distruzione del creato con conseguenti alluvioni, terremoti e altro. Mala tempora currunt affermava Catone il censore  e se pensiamo alla nostra repubblica, il nostro tempo non è buono per nessuno di noi.

L’anno che sta arrivando ci porterà qualcosa di buono? Lo speriamo, ma come sempre accade, non siamo profeti, non abbiamo la sfera di cristallo, ma nel nostro animo conserviamo la speranza, ultima dea, che ci aiuta a vivere e a pensare in positivo. Buon inizio di anno miei cari lettori.

 

Il viaggio di Maria

Una donna giovanissima sceglie di mettersi in viaggio per visitare la cugina Elisabetta, in attesa di un figlio nonostante la sua tarda età. Immagino la Vergine Maria già consapevole della sua maternità prodigiosa, preoccupata per la cugina e nello stesso tempo pensierosa per la sua situazione, pronta ad affrontare disagi e pericoli pur di recare il suo aiuto.

Tanti viaggi,  da me vissuti insieme alla mia bella famiglia o da sola, mi hanno procurato gioia, arricchimento culturale e spirituale, è vero, ma poche volte ho sentito in me il disagio o la preoccupazione per qualche accadimento che potesse turbare il viaggio in se stesso. Penso che tutta la nostra vita sia un andare verso qualcosa o qualcuno, ma i nostri passi sono imprevedibili e la nostra volontà non  basta da sola. Un angelo custode ci segue e ci accompagna e un Dio nascosto ci aiuta anche se noi non lo sappiamo.

La sollecitudine di Maria, una giovinetta coraggiosa e piena della grazia divina, ci insegna a pensare agli altri oltre che a noi stessi e a vivere questo Natale nella speranza che il Bene trionfi sul male ricorrente e preoccupante che segna e riveste di tristezza i nostri giorni.

Il bue e l’asinello

Non mi sono mai chiesta perché il bue e l’asinello, nel presepe, stanno vicini al Bambino Gesù. Direte per scaldare il piccolo infreddolito e avvolto in poveri panni, ma la ragione è molto lontana  dalle nostre semplici considerazioni.

L’asinello, che in seguito ritroveremo nei Vangeli, negli anni della vita pubblica del Messia, rimane così vicino al Bambino e simboleggia la  pazienza e l’umiltà, doti rare per noi esseri umani. Molti affermano che l’asino non è un animale stupido, anzi possiede una intelligenza pari a quella di tanti quadrupedi. Inoltre, se viene bastonato perché indugia nel camminare, cammina e non protesta, lo stesso se viene svegliato per qualche ragione. Il bue è simbolo della forza necessaria per affrontare i pericoli e le difficoltà della vita. I due animali, graditi e accettati  da Maria e da Giuseppe, significano molto per le doti che rappresentano,  anche se la nostra visione del presepe non è sempre efficace per la nostra crescita spirituale.

Buon Natale, miei cari lettori.

 

Ritorna il Natale

Ogni anno, come un rito, torniamo a rivivere il Il Natale del Signore, è così per tutti i credenti in Cristo. Pensiamo che il Messia non viene per risolvere i nostri problemi, ma per aiutarci a risolverli, non viene per abolire le contraddizioni di questo nostro tempo tormentato, ma ci è vicino perchè possiamo renderci conto del bene e del male che ci stanno intorno. Aspettiamo un Bambino, che con la sua fragilità e innocenza è vicinissimo ad ognuno di noi, ci fa sentire deboli e forti nello stesso tempo, pronti ad accoglierlo come amico e come fratello se vediamo gli altri esseri umani sofferenti e poveri , come persone degne di attenzione e di amicizia.