L’anno che se ne va

Tanti anni della nostra vita passano e vanno via lasciando in noi tracce di gioia e di dolore, ricordi di momenti felici e di situazioni difficili da vivere e da risolvere.

Se penso ai 2018 anni trascorsi dall’inizio dell’era cristiana, un senso di stupore mi assale e quasi mi spaventa, considerando la realtà di questo nostro tempo martoriato e colpito in ogni senso dalla malvagità e dalla corruzione dilagante, dalla distruzione del creato con conseguenti alluvioni, terremoti e altro. Mala tempora currunt affermava Catone il censore  e se pensiamo alla nostra repubblica, il nostro tempo non è buono per nessuno di noi.

L’anno che sta arrivando ci porterà qualcosa di buono? Lo speriamo, ma come sempre accade, non siamo profeti, non abbiamo la sfera di cristallo, ma nel nostro animo conserviamo la speranza, ultima dea, che ci aiuta a vivere e a pensare in positivo. Buon inizio di anno miei cari lettori.

 

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Il viaggio di Maria

Una donna giovanissima sceglie di mettersi in viaggio per visitare la cugina Elisabetta, in attesa di un figlio nonostante la sua tarda età. Immagino la Vergine Maria già consapevole della sua maternità prodigiosa, preoccupata per la cugina e nello stesso tempo pensierosa per la sua situazione, pronta ad affrontare disagi e pericoli pur di recare il suo aiuto.

Tanti viaggi,  da me vissuti insieme alla mia bella famiglia o da sola, mi hanno procurato gioia, arricchimento culturale e spirituale, è vero, ma poche volte ho sentito in me il disagio o la preoccupazione per qualche accadimento che potesse turbare il viaggio in se stesso. Penso che tutta la nostra vita sia un andare verso qualcosa o qualcuno, ma i nostri passi sono imprevedibili e la nostra volontà non  basta da sola. Un angelo custode ci segue e ci accompagna e un Dio nascosto ci aiuta anche se noi non lo sappiamo.

La sollecitudine di Maria, una giovinetta coraggiosa e piena della grazia divina, ci insegna a pensare agli altri oltre che a noi stessi e a vivere questo Natale nella speranza che il Bene trionfi sul male ricorrente e preoccupante che segna e riveste di tristezza i nostri giorni.

Il bue e l’asinello

Non mi sono mai chiesta perché il bue e l’asinello, nel presepe, stanno vicini al Bambino Gesù. Direte per scaldare il piccolo infreddolito e avvolto in poveri panni, ma la ragione è molto lontana  dalle nostre semplici considerazioni.

L’asinello, che in seguito ritroveremo nei Vangeli, negli anni della vita pubblica del Messia, rimane così vicino al Bambino e simboleggia la  pazienza e l’umiltà, doti rare per noi esseri umani. Molti affermano che l’asino non è un animale stupido, anzi possiede una intelligenza pari a quella di tanti quadrupedi. Inoltre, se viene bastonato perché indugia nel camminare, cammina e non protesta, lo stesso se viene svegliato per qualche ragione. Il bue è simbolo della forza necessaria per affrontare i pericoli e le difficoltà della vita. I due animali, graditi e accettati  da Maria e da Giuseppe, significano molto per le doti che rappresentano,  anche se la nostra visione del presepe non è sempre efficace per la nostra crescita spirituale.

Buon Natale, miei cari lettori.

 

Ritorna il Natale

Ogni anno, come un rito, torniamo a rivivere il Il Natale del Signore, è così per tutti i credenti in Cristo. Pensiamo che il Messia non viene per risolvere i nostri problemi, ma per aiutarci a risolverli, non viene per abolire le contraddizioni di questo nostro tempo tormentato, ma ci è vicino perchè possiamo renderci conto del bene e del male che ci stanno intorno. Aspettiamo un Bambino, che con la sua fragilità e innocenza è vicinissimo ad ognuno di noi, ci fa sentire deboli e forti nello stesso tempo, pronti ad accoglierlo come amico e come fratello se vediamo gli altri esseri umani sofferenti e poveri , come persone degne di attenzione e di amicizia.

Il deserto

Le immagini del deserto siriano ritornano alla mia mente insieme ai ricordi di tanti viaggi  nel Nord-Africa, legati agli anni della mia giovinezza e oltre, quando amavo girare  per il mondo.

La striature disegnate sulla sabbia  dorata, i raggi del sole nelle ore calde del giorno, il cielo di un profondo azzurro e la voce della giovane guida che proponeva la visione dei siti più antichi e delle città allora fiorenti, come Damasco e Aleppo per citarne solo due: tutto un mondo magico e singolare che sento presente nella mia mente e nel mio animo, anche se  oggi vedo  lo scempio di una guerra che ha distrutto la Siria e tante altre parti del mondo.

Domenica scorsa, la lettura del Vangelo mi ha riproposto il tema del deserto. Giovanni Battista, il precursore del Messia, vive nel deserto, come un clochard , e con clamore e insistenza  invita a preparare le vie del Signore. Sappiamo che la sua predicazione gli costerà la vita per il capriccio di una ragazza, Salomé, depravata quanto la madre Erodiade.

Molti studiosi precisano : “nel deserto della vostra vita e della vostra anima preparate la via al Signore”  e in tal senso va la mia riflessione per una sola ragione: il mondo in cui viviamo, privo della bellezza originaria, deturpato dalla violenza e dalla corruzione, infestato da mali enormi che annullano la vita e la sopprimono, può definirsi un deserto, privo di bellezza e infestato da serpenti e popolato da esseri spregevoli . Avverto tanto sconforto e cercando la ragione di un’attesa che si ripete da secoli, mi chiedo: aspettiamo il Messia, il Figlio di Dio vissuto sulla terra, quando sappiamo bene che Dio è sempre con noi, qui e ora. o forse aspettiamo che la bontà  si manifesti e con la sua forza vinca il male che ci angustia? Il Natale è vicino, miei cari lettori e per cercare  serenità e consolazione, guardo il mio presepe e il Bambino Gesù sistemato nella stanza d’ingresso e penso che le cosidette feste natalizie sono dentro di noi, per gli affetti familiari e per i ricordi che affollano la mia mente e mi tengono compagnia.