La gattina Sheva

I miei amici Baldo e Tamara vivono a Torino da molti anni, anche se le loro radici sono altrove, cioè in Sicilia e in Russia. La loro casa torinese è molto accogliente per l’affettuosa ospitalità che offrono ai loro amici che arrivano volentieri anche da lontano per rivivere con loro alcuni momenti di gioia intessuta di ricordi e di nostalgia per il tempo passato.

Appena si apre la porta d’ingresso, una graziosa gattina mi accoglie e scappa per il corridoio, è una micia tigrata, di razza soriana, dai grandi occhi verdi che fanno pensare ad un piccolo laghetto alpino o all’erba fresca dei prati che noi vediamo in primavera. Tempo fa è stata raccolta in cantina, dove era stata dimenticata in un angolo buio, mentre la sua mamma e gli altri micetti venivano trasferiti altrove. Il suo nome è Sheva, un nome russo che Tamara ha voluto darle per il ricordo che lei serba della terra che ha dato i natali ai suoi genitori, rifugiatisi in Italia per non vivere sotto un regime disumano tipico dei paesi dell’Est europeo dopo la seconda guerra mondiale.

Tamara, da pochi anni, ha iniziato a studiare la lingua e la cultura russa ed è felice di ricordare alcune espressioni ascoltate durante la sua infanzia dalle labbra della sua mamma e del padre, un pittore di grande talento e sensibilità.

La gattina è motivo di gioia per Tamara che rimane spesso in casa mentre Baldo va fuori per tante ragioni e il giovane figliolo, Norberto, esce di casa molto presto per recarsi al lavoro in azienda. La piccola Sheva si muove veloce per tutta la casa, corre come un razzo per giocare con i suoi tre topolini-giocattolo, va verso la scodella del cibo che divora in un baleno, poi si raggomitola su di una poltrona e aspetta che qualcuno della famiglia si sieda per saltargli sulla spalla o sulle gambe. A differenza di altri gatti, la micia non distrugge i tappeti né graffia le porte in legno chiaro, si comporta correttamente anche se i suoi padroni la definiscono “selvaggia”.

Nei giorni in cui sono rimasta ospite dei miei amici torinesi, la gattina mi seguiva, indugiava dietro la porta chiusa della cameretta degli ospiti e aspettava al mattino che io aprissi per guardarmi con i suoi grandi occhi luminosi e verdi, chiedermi “chi sei” e dirmi “benvenuta”. Così penso di avere accolto il suo messaggio, anche se non ho sentito il suo miagolio né altro verso tipico dei gatti, posso dire che la gattina Sheva si aggiunge alle storie vere che ho già scritto su altri animali.

Sicuramente gli animali, creature del buon Dio, come gli alberi e i fiori, sanno donarci gioia e ci aiutano a vivere questa parte della nostra vita.

 

                                                   

 

 

 

Pubblicato da

Nella Cusumano

Amo scrivere poesie e racconti, a parte le ricette antiche della cucina siciliana che amo in particolare perché sono sempre vissuta qui e nata per caso nel Friuli.

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