Una estate ballerina

Il tempo estivo si avvia al declino e settembre bussa alle porte del mio animo, desideroso di porre fine a questa estate “ballerina”, capricciosa come un adolescente, imprevedibile come l’arrivo improvviso di una bomba d’acqua, quando Michele doveva mettere in uscita dal cancello della nostra casa estiva di San Giorgio due auto, la sua e la mia.  Non è stato facile per lui attraversare un fiume d’acqua piovana coprendosi il capo con una busta di plastica. Io ed Annamaria siamo schizzate sull’auto bagnandoci alla meno  peggio e arrivando a casa come pulcini bagnati…. Così questa estate dalle molte sorprese ci ha regalato giorni afosi con 40 gradi e giorni incerti  caratterizzati dal maestrale e da tuoni e lampi  che portavano quasi ogni giorno una pioggia torrenziale.

Non ritrovo più questa nostra isola, le calde giornata di agosto, le notti estive che consentivano a noi due, bambine, di dormire sotto il tavolo del terrazzo di casa utilizzando una  vecchia coperta rustica e  guardando il cielo stellato. Dal terrazzo della casa antica, sito al terzo piano, si vedeva  lo schermo gigante dell’Arena Sarullo e si riusciva a sentire qualche frase dalla voce di Amedeo Nazzari, divo famoso negli anni 50.

Il tempo presente ci porta tutte le sorprese dovute al clima impazzito, al buco dell’ozono, all’inquinamento devastante che porterà il nostro pianeta alla rovina.

Spero tanto che il mite settembre ci regali giorni migliori, con qualche ritorno dell’estate che abbiamo desiderato e non vissuto.

 

San Lorenzo

X agosto

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché sì gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh! d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

Giovanni Pascoli

I versi del  Pascoli sono noti a molti dei miei lettori, come a me, che amavo leggere i vari componimento del poeta ,definito decadente, ma in verità innovatore e precursore della poesia  del Novecento. A torto il poeta venne poco apprezzato e ignorato dai grandi del suo tempo, ma ai giorni nostri va riproposto e amato per avere sottolineato  nella poetica, l’esistenza di un  fanciullino in ognuno di noi, un fanciullo musico che sa cogliere il sorriso e le lacrime di ogni avvenimento.

Attuale la invocazione rivolta al cielo, al nostro mondo immerso nella corruzione e nella immoralità, nonostante la volontà di tanti esseri impegnati nel volontariato e nella difesa dei valori. Il ricordo di mio padre, uomo giusto e sensibile, mi riporta indietro negli anni, ripenso al suo onomastico festeggiato dai nipoti e da noi tutti penso anche ai suoi insegnamenti , al suo esempio e il mio animo avverte una grande nostalgia.