Giugno

Giugno se ne va  “senza infamia e senza lode” pensando al grande poeta, riflettendo sul maltempo ricorrente e fuori stagione, che ci ha resi malinconici e dubbiosi riguardo l’inizio della stagione estiva.. Dov’è finita l’estate che iniziava il 21 giugno e si protraeva fino a tutto settembre? Esiste  nei nostri ricordi perché ci colmava di gioia e di spensieratezza, ci rendeva positivi e operosi nei rapporti con i coetanei incontrati al mare e in città, quando le città erano animate e popolate di persone. Corre il tempo e precipita la storia di ognuno e di tanti esseri umani, divenuti  merce di scambio, senza patria, senza nome. Questo nostro tempo si rivela sempre più tormentato e infelice se i governanti e i potenti della terra non trovano rimedio alle tante calamità presenti in Europa e altrove.

La speranza, unica forza, ci  renda fiduciosi  e in attesa di tempi migliori.

 

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Non amare il florido ramo

Non amare il florido ramo

non mettere nel tuo cuore

la sua immagine sola:

essa avvizzisce.

Ama l’albero intero

così amerai il florido ramo

la foglia tenera e la foglia morta

il timido bocciuolo e il fiore aperto

il petalo caduto e la cima ondeggiante

lo splendido riflesso dell’amore pieno.

Ama la vita nella sua pienezza

essa non conosce decadimento.

 J. Krishnamurti

 

Nota : L’autore è un filosofo indiano vissuto fino al 1906. I suoi versi trasmettono bellezza e serenità per la grande pienezza di vita che l’autore comunica.

La tredicina

Ancora ai nostri giorni, nella piccola città della mia infanzia, si celebra la festa di Sant’Antonio di Padova, con una preparazione che dura 13 giorni, fino alla solennità del 13 giugno. Nella parrocchia di Maria SS.ma Immacolata di Ribera, il parroco don Antonio Nuara, organizza gli eventi della tredicina coinvolgendo molti giovani, che crescono nella fede e nella conoscenza del Santo.

Le antiche preghiere così recitavano: “Sant’Antunino, stu gigliu ch’aviti, nnuccenti e pinitenti, amatu di Gesù” e in seguito “tridici grazii, cuntenti e favuri, stu Santu d’amuri n’ha fattu e ni fa”. 

La festa degli anni ’60 era celebata alla fine di luglio per consentire ai contadini, liberi dai lavori campestri, di portare in fiera il bestiame. Per tutta la via Roma, veniva allestita anche una fiera di giocattoli e di dolciumi, delizia dei bambini e gioia per i nonni che rregalavano qualcosa ai loro piccoli.

Michele, che aveva ricevuto in dono un  piccolo tamburo, non smetteva di suonare percuotendolo senza alcun intervallo, al punto che mia madre perdeva la pazienza e lo richiamava  invitandolo ad una tregua se non al silenzio.

L’evento più atteso era la cosidetta “antinna”, un palo robusto sul quale occorreva arrampicarsi per prendere i doni appesi in cima. Nei nostri giorni altri eventi, come la fiera nella piazzetta di Sant’Antuninu, sostituiscono le antiche usanze, anche se la fede nel Santo viene rinnovata e sentita con tanto entusiamo.

 

Preghiera a San Giuseppe

A te, o beato Giuseppe, stretti dalla tribolazione ricorriamo e fiduciosi invochiamo il tuo patrocinio, insieme con quello della tua santissima Sposa. Deh! Per quel sacro vincolo di carità, che ti strinse all’Immacolata Vergine Madre di Dio, e per l’amore paterno che portasti al fanciullo Gesù, riguarda, te ne preghiamo, con occhio benigno, la cara eredità che Gesù Cristo acquistò col suo sangue, e col tuo potere ed aiuto soccorri ai nostri bisogni. Proteggi, o provvido Custode della divina Famiglia, l’eletta prole di Gesù Cristo; allontana da noi, o Padre amatissimo, la peste di errori e di vizi che ammorba il mondo; assistici propizio dal cielo in questa lotta contro il potere delle tenebre, o nostro fortissimo protettore; e come un tempo salvasti dalla morte la minacciata vita del bambino Gesù, così ora difendi la santa Chiesa di Dio dalle ostili insidie e da ogni avversità; e stendi ognora sopra ciascuno di noi il tuo patrocinio, affinché a tuo esempio e mediante il tuo soccorso possiamo virtuosamente vivere, piamente morire, e conseguire l’eterna beatitudine in cielo. Amen.

Corpus domini

La festa venne istituita nel 1246 in Belgio grazie alla visione mistica di una suora di Liegi, la beata Giuliana di Retìne. Poi, due anni dopo, papa Urbano IV la estese a tutta la cristianità dopo il miracolo eucaristico di Bolsena nel quale dall’ostia uscirono alcune gocce di sangue per testimoniare la reale presenza del Corpo di Cristo. Si festeggia il giovedì dopo la festa della Ss. Trinità anche se in alcuni Paesi come l’Italia è stata spostata alla domenica.

QUALI  SONO LE ORIGINI DELLA FESTA?

La ricorrenza è stata istituita grazie ad una suora che nel 1246 per prima volle celebrare il mistero dell’Eucaristia in una festa slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo vescovo approvò l’idea e la celebrazione dell’Eucaristia divenne una festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora si trovava. In realtà la festa posa le sue radici nell’ambiente della Gallia belgica  e in particolare grazie alle rivelazioni della Beata Giuliana di Retìne.
Nel 1208 la beata Giuliana, priora nel Monastero di Monte Cornelio presso Liegi, vide durante un’estasi il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da un lato da una linea rimasta in ombra: da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del SS. Sacramento. Il direttore spirituale della beata, il Canonico di Liegi Giovanni di Lausanne, ottenuto il giudizio favorevole di parecchi teologi in merito alla suddetta visione, presentò al vescovo la richiesta di introdurre nella diocesi una festa in onore del Corpus Domini. La richiesta fu accolta nel 1246 e venne fissata la data del giovedì dopo l’ottava della Trinità.

COS’È IL “MIRACOLO EUCARISTICO” DI BOLSENA?

Nel 1262 salì al soglio pontificio, col nome di Urbano IV, l’antico arcidiacono di Liegi e confidente della beata Giuliana, Giacomo Pantaleone. Ed è a Bolsena, proprio nel Viterbese, la terra dove è stata aperta la causa suddetta che in giugno, per tradizione si tiene la festa del Corpus Domini a ricordo di un particolare miracolo eucaristico avvenuto nel 1263. Si racconta che un prete boemo, in pellegrinaggio verso Roma, si fermò a dir messa a Bolsena ed al momento dell’Eucarestia, nello spezzare l’ostia consacrata, fu pervaso dal dubbio che essa contenesse veramente il corpo di Cristo. A fugare i suoi dubbi, dall’ostia uscirono allora alcune gocce di sangue che macchiarono il bianco corporale di lino liturgico (attualmente conservato nel Duomo di Orvieto) e alcune pietre dell’altare tuttora custodite in preziose teche presso la basilica di Santa Cristina.
Venuto a conoscenza dell’accaduto Papa Urbano IV istituì ufficialmente la festa del Corpus Domini estendendola dalla circoscrizione di Liegi a tutta la cristianità. La data della sua celebrazione fu fissata nel giovedì seguente la prima domenica dopo la Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Così, l’11 Agosto 1264 il Papa promulgò la Bolla “Transiturus” che istituiva per tutta la cristianità la Festa del Corpus Domini dalla città che fino allora era stata infestata dai Patarini i quali negavano il Sacramento dell’Eucaristia.

CHE COS’È LA PROCESSIONE DEL CORPORALE?

Già qualche settimana prima di promulgare questo importante atto,  il 19 Giugno, lo stesso Pontefice aveva preso parte, assieme a numerosissimi cardinali e prelati venuti da ogni luogo e ad una moltitudine di fedeli, ad una solenne processione con la quale il sacro lino macchiato del sangue di Cristo era stato recato per le vie della città. Da allora, ogni anno in Orvieto, la domenica successiva alla festività del Corpus Domini, il Corporale del Miracolo di Bolsena, racchiuso in un prezioso reliquiario, viene portato processionalmente per le strade cittadine seguendo il percorso che tocca tutti i quartieri e tutti i luoghi più significativi della città. In seguito la popolarità della festa crebbe grazie al Concilio di Trento, si diffusero le processioni eucaristiche e il culto del Santissimo Sacramento al di fuori della Messa.

QUAL È LA DIFFERENZA TRA IL GIOVEDÌ SANTO E LA FESTA DEL CORPUS DOMINI?

Se nella Solennità del Giovedì Santo la Chiesa guarda all’Istituzione dell’Eucaristia, scrutando il mistero di Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l’attenzione si sposta sulla relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con Cristo, Presente nell’Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.

QUANDO SI CELEBRA E IN QUALI PAESI È GIORNO FESTIVO?

Il Corpus Domini si celebra il giovedì dopo la festa della Santissima Trinità. A Orvieto, dove fu istituita, e a Roma, dov’è presieduta dal Papa, la celebrazione si svolge infatti il giovedì dopo la solennità della Santissima Trinità. A Roma la celebrazione inizia nella Cattedrale di S. Giovanni in Laterano, per poi concludersi con la processione tradizionale fino alla basilica di Santa Maria Maggiore;il Santo Padre la presiede in quanto Vescovo di Roma. Nella stessa data si celebra in quei paesi nei quali la solennità è anche festa civile: nei cantoni cattolici della Svizzera, in Spagna, in Germania, Irlanda, Croazia, Polonia, Portogallo, Brasile, Austria e a San Marino.
In Italia e in altre nazioni il giorno festivo di precetto si trasferisce alla seconda domenica dopo Pentecoste, in conformità con le Norme generali per l’ordinamento dell’anno liturgico e del calendario.
Nella riforma del rito ambrosiano, promulgata dall’Arcivescovo di Milano il 20 marzo 2008, questa festività è stata riportata obbligatoriamente il giovedì della II settimana dopo Pentecoste con la possibilità, per ragioni pastorali, di celebrarla anche la domenica successiva. Numerose diocesi, in Italia, continuano a proporre ai fedeli la Celebrazione e la Processione Eucaristica, a livello diocesano, il giovedì, lasciando per la domenica la Celebrazione e la Processione parrocchiale.

IN CHE COSA CONSISTONO LE CELEBRAZIONI?

In occasione della solennità del Corpus Domini, dopo la celebrazione della Messa, si porta in processione, racchiusa in un ostensorio sottostante un baldacchino, un’ostia consacrata ed esposta alla pubblica adorazione: viene adorato Gesù vivo e vero, presente nel Santissimo Sacramento.