L’asino zoppo

Una mia cara amica  è venuta a trovarmi e mi ha salutato così: “lu meggliu sceccu m’azzuppà” che vuol dire “l’asino migliore mi è diventato zoppo” riferendosi al malleolo del mio piede, fratturato e ingessato da giorni. ragion per cui, con un grande sorriso le ho chiesto se mi considera il suo asino migliore fra i tanti di sua conoscenza. Mi ha risposto con un grande abbraccio.

Francesca, fedelissima dell’associazione Aifo (amici di Raoul Follereau, grande giornalista mancato negli anni ’70) mi ha portato anche  un dolce, preparato dalle sue mani e sopratutto la sua giovialità. Follereau affermava che essere felici è far felici gli altri e con altre riflessioni contenute nei suoi scritti, invitava  tutti, specie i giovani, a costruire un mondo fondato sull’amore perché  l’essere umano ha bisogno di pane e di tenerezza.

Ritorno all’asino , simbolo di pazienza e di docilità, ripenso all’asinello della grotta di Betlemme, all’asino  carico di due  grandi ceste,utilizzato dai contadini negli anni del dopoguerra, allo zio Serafino, proprietario terriero, che tornava  da Cannamasca all’imbrunire, a dorso del suo asinello, destando curiosità in noi bambini che lo aspettavamo giocando all’aperto, in quella via Pellegrini che esiste e fa parte della piccola città  della mia infanzia.

Miei cari lettori, sono contenta di scrivere dell’asinello e mi ripropongo di portare pazienza, considerata al mia frattura, che dovrò tenere fino al 7 maggio, sperando che in seguito possa riacquistare la mia autonomia..

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25 aprile

Festa della liberazione, celebrata ogni anno con la vacanza per gli uffici e per gli studenti, con parate militari e con le solite gite fuori porta.

Mi chiedo, dopo tanti anni di democrazia, sancita dalla nostra  magnifica Costituzione, se ci sentiamo liberi e cosa intendiamo per libertà, in un momento storico confuso e violento. Vedo, di giorno in giorno, la difficoltà dei politici a formare un governo per questa nostra Italia “di dolore ostello” terra di  continui intrecci diabolici e di manovre infide da parte dei potenti, terra invasa dagli sbarchi continui di  creature disperate che non possono essere aiutate da gente altrettanto disperata per la mancanza di lavoro, per la impossibilità di curarsi  e di fare fronte alle scadenze . Quale libertà possiamo festeggiare? Il pessimismo della ragione non ignora le ragioni del cuore e della volontà, ma di fatto non ci sentiamo liberi, sereni  non possiamo vivere la nostra vita come sognavamo da giovani, sperando che i nostri giovani abbiano la forza e il  coraggio di cambiare  questa nostra società inquinata e infelice. Archimede affermava :”datemi un punto e solleverò il mondo”. invitando tutti noi a cercare quel punto misterioso, che racchiude  in sé la nostra salvezza.

Aprile dolce dormire

Aprile dolce dormire si diceva un tempo e, nello scorrere dei giorni, a primavera inoltrata, molti avvertono un senso di stanchezza, un non so che definito “voglia di non fare” e di conseguenza sentono la propria vita come al rallentatore, priva di entusiasmo. Un detto antico recita Aprile ogni goccia un barile, ma la pioggia rara  si è trasformata in brevi burrasche, intervallate dal vento africano del Sahara, che porta sabbia rossa e trasforma le auto e le terrazze in superfici velate  e ricoperte,  come volessero nascondersi  e fuggire da qualcosa.

Penso che le stagioni, ormai inesistenti, vivano nel nostro ricordo e vengano segnate dal nostro calendario interiore, intessuto di momenti sereni, di giochi all’aperto, di campi fioriti a marzo non a gennaio. La vita cambia momento per momento, è vero, ma lo scrigno del nostro animo rimane sacro per noi e per quanti ci vogliono bene e ci colmano di affetto e di attenzione.

Un solo piede

Dal lunedì santo mi ritrovo con il piede sinistro fratturato e ingessato, a causa di una caduta banale  in casa mia, nel soggiorno- cucina dove di solito vivo e mi muovo.

Se la natura ci ha dotati di due braccia, due gambe, due piedi e altro,,,, immaginate come vivo facendo forza sul piede destro e saltellando quando e come posso.

Miei cari lettori, cerco di fare di necessità virtù e ringrazio il buon Dio e i miei Santi per non aver preso altre fratture rovinose. In ospedale, dalla tac ripetuta nell’arco delle 24 ore, la mia testa risulta salva e questo  mi consola. Per il resto dovrò rimuovere il gesso il giorno 8 maggio e mi auguro di sentirmi meglio con la riabilitazione dell’arto, con l’aiuto delle mie care collaboratrici e con l’affetto dei miei familiari e degli amici, vero tesoro per ognuno di noi specie nei momenti difficili.