Santa Cecilia

Oggi 22 novembre viene ricordata Santa Cecilia, patrona dei musicisti, del canto  e della musica sacra. La data odierna si riferisce alla dedicazione della chiesa di Santa Cecilia in Trastevere, perché Cecilia, nobildonna romana, vissuta tra il II e il III secolo viene ricordata come benefattrice dei Pontefici e fondatrice di una delle prime chiese di Roma. La santa venne iscritta nell’albo dei Santi all’inizio del VI secolo, quando si diffuse il suo culto. Cecilia sposò il nobile Valeriano che si convertì al Cristianesimo e ricevette il Battesimo  la notte delle nozze da Papa Urbano I.

Valeriano e Cecilia vennero torturati e uccisi come tutti i credenti in Cristo, ma il loro esempio   e la loro fede conquistò molti . Nel 1600  in occasione del Giubileo venne ritrovato il sarcofago con il corpo intatto della santa con le dita della mano destra che indicano la Trinità e la mano sinistra che indica l’Unità di Dio. Lo scultore Stefano Maderno riproduce perfettamente il corpo della santa e per questa ragione la statua in marmo si trova sotto l’altare centrale della chiesa a lei dedicata .

Nel secolo scorso sono nati  diversi movimenti ceciliani per iniziativa di musicisti, liturgisti e studiosi, in Italia Germania e Francia, come sono nate diverse Scholae cantorum e i vari Istituti diocesani di musica sacra detti IDMS . Lorenzo Perosi e il Papa Pio X, nel secolo scorso, furono i sostenitori del Movimento ceciliano.

Si narra che Cecilia la notte delle nozze “cantava nel suo cuore” e si consacrava a Dio. La musica, nobilissima fra tutte le arti, si coniuga bene con la poesia e con il canto e ricordando il caro Leopardi, mi è gradito citare  una frase del grande poeta : “cantando il duol si disacerba”.

Ai miei lettori un augurio e buona lettura.

                             

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Quando c’era la Siria

Ricordo la splendida Siria

da me visitata

quando c’era la Siria.

Esistevano Damasco

Aleppo, Zenobia, Ugarit

esistevano le moschee

e i suk da favola

con mille tappeti

e oggetti pregiati.

Oggi una guerra funesta

ha demolito e annientato

tutto un Paese favoloso

per la sua storia e la sua bellezza.

Oggi i bambini sopravvissuti

cantano invocando

un futuro per la loro infanzia

rubata e distrutta.

Profughi siriani insieme ad altri

esseri umani di varie etnie

chiedono  attenzione e speranza.

Rivedo e ripercorro  la via

di Damasco e vorrei tanto

incontrare Saulo  convertito

Paolo di Tarso impugnare la spada

e  mostrare il libro della sapienza

e della pace.

Ricetta per le sfinci

 Ingredienti 

  • 1 kg di farina di semola rimacinata
  • 800ml di acqua (ma potrebbe occorrerne poco più o poco meno a seconda del grado di umidità della farina)
  • 10g di lievito di birra
  • 10g di sale
  • olio per friggere (consiglio olio di girasole)
  •  zucchero
  • cannella
  • vaniglia

Procedimento

 

  1. Per prima cosa sciogliamo il lievito di birra in poca acqua tiepida prelevata dal totale
  2. Quando sarà sciolto, aggiungiamolo alla farinae poi cominciamo a versare il resto dell’acqua, piano piano, amalgamando con le mani.
  3. cominciamo a impastaresimulando con le mani il movimento della frusta e continuiamo energicamente fino a quando l’impasto avrà raggiunto una consistenza collosa ma densa.
  4. Quando avremo finito non ci saranno più grumi e l’impasto sarà liscio. Copriamo, mettiamo a lievitare al calduccio ed aspettiamo il raddoppio.
  5. Quando l’impasto sarà lievitato, preleviamone cucchiaiate e tuffiamole nell’olio bollente.
  6. Quando le sfinci dolci saranno rosolate da tutti i lati, tiratele fuori, passatele su un foglio di carta assorbente e rotolatele nello zucchero aromatizzato con cannella e vaniglia.

 Trucchetto: per capire se l’olio è caldo al punto giusto, immergiamo uno stuzzicadenti o il manico del cucchiaio di legno, quando si circonderà di bollicine, l’olio sarà sufficientemente caldo.

Nota: la ricetta è della mia amica Monica

 

 

Sfinci di San Martino

Sfinci siciliani o siciliane? Sfinci o sfingi siciliane ?
Il nome, la sua pronuncia più che altro, cambiano di provincia in provincia, anzi, che dico? Di città in città!

Ti sposti di 10 km e cambia una vocale, un accento, una desinenza … solo una cosa non cambia: la bontà di questi dolci di pasta lievitata.

Non sono un’esclusiva siciliana ma sono diffuse in tutto il sud con vari nomi: sfincette e zeppole i più frequenti.
Ma considerato che  “falla comu vuoi, è sempre cucuzza”, anche queste, chiamale come vuoi… ma sempre buonissime restano!
E allora a me non resta che illustrarvi la ricetta ed invitarvi a provarle!

 Monica

Monica, autrice della ricetta, non  associa il dolce alla festa di San Martino, ma posso assicurarvi che in Sicilia, a parte l’assaggio del vino nuovo, la tradizione vuole che  il giorno 11 novembre si preparino le frittelle. Buona giornata