La festa di Sant’Antonio

La festa di Sant’Antonio

 “Sant’Antuninu, stu gigliu c’aviti, ‘nnuccenti e penitenti, amatu di Gesù”… …..

 Così mi giunge l’eco dell’antica preghiera recitata per la tredicina del Santo di Padova venerato nella chiesa dell’Immacolata di Ribera e in tante altre chiese  di Sicilia. E ancora in tema con i tredici giorni di preparazione alla festa : “Tridici grazi, cuntenti e favuri, stu Santu d’amuri n’ha fattu e ni fa”.Oggi il canto viene eseguito in lingua italiana e con altre parole altrettanto significative, ma il mio ricordo si ricollega al canto antico, in dialetto, che i nostri avi amavano tanto da insegnarlo a i figli e ai nipoti perché invocassero il Santo in ogni circostanza della vita,

Per la preparazione agli esami di maturità, alla fine degli anni ’50  Lucia ,Beatrice ed io studiavamo nelle prime ore del mattino e alle ore nove ci recavamo in chiesa con mia madre per seguire la tredicina di Sant’Antonio  e lo invocavamo perché ci desse serenità e lume per affrontare tutte le prove che dovevamo sostenere i primi di luglio. Allora la maturità era un passo difficile da affrontare perché la prova di Italiano scritto,  se non veniva superata, escludeva da tutti gli esami ; le prove orali riguardavano tutte le discipline con i riferimenti agli ultimi tre anni di studio e gli esaminatori provenivano tutti da altre scuole d’Italia, tranne un insegnante che rappresentava gli alunni della classe e in alcuni casi li sosteneva e li confortava.

A parte la parentesi sugli esami di allora, la festa del Santo  veniva celebrata in chiesa il giorno 13 di giugno, ma all’esterno solo alla fine di luglio per comodità della popolazione , in gran parte agricoltori, più liberi dai lavori  dei campi. Per la via Roma, nella piccola città della mia infanzia, veniva allestita la fiera con diverse “baracche” di utensili, giocattoli, leccornie varie. In fondo alla via , nella zona adiacente alla villa comunale, si preparava la cosiddetta “ntinna”, un palo  di legno robusto ricoperto di  tanto sapone per renderlo scivoloso e difficile da scalare per giungere ad un arco posto all’estremità, sul quale venivano  sospesi i premi consistenti in salumi, formaggi e altro. I partecipanti alla gara si cimentavano nell’arrampicarsi all’albero della cuccagna, ma ripiombavano giù  dopo alcuni minuti per  la difficoltà  di cui ho detto  mentre gli spettatori si divertivano ed esprimevano il loro disappunto  in ogni modo. Solo quando il più fortunato, munito di un sacchetto di sabbia che lo aiutava a scalare il palo giungeva alla meta, allora erano applausi e canti di gioia per i grandi e per noi piccoli, felici di assistere allo spettacolo che precedeva la festa religiosa e i fuochi d’artificio. Il cielo di luglio si schiariva e s’illuminava a giorno offrendo cascate di stelle e fiamme colorate simili ad un arcobaleno notturno che annunciava gioia e serenità per le famiglie e per la città . La festa del Santo  si ripeteva ogni anno fino agli anni 80, quando la frenesia di trasferirsi al mare per la villeggiatura spopolò letteralmente le piccole città, vuote nel mese di luglio, ragion per cui sopravvive la festa religiosa celebrata il 13 giugno in chiesa al mattino, con la benedizione dei pani e il pomeriggio con la processione per le vie della parrocchia.

A questo punto vi chiederete se  chi  scrive fa parte dei “laudatores tempores acti” o se il ricordo diventa oggetto del racconto per il semplice gusto di raccontare e raccontarsi.  Il piacere di ricordare narrando mi riporta alla memoria  la gioia dei bambini, specie di Claudia per l’acquisto di un cavallino rosso con le ruote che il nonno Lorenzo comprò per lei con la disapprovazione degli altri, oppure il tamburo che Michele non cessava di suonare fino a quando non arrivava  sotto la nostra casa la statua del Santo. In quell’atmosfera  di festa anche le famiglie si sentivano vicine  perché coinvolte  in una serie di avvenimenti semplici ma ispirati ad una fede antica e genuina.

Pubblicato da

Nella Cusumano

Amo scrivere poesie e racconti, a parte le ricette antiche della cucina siciliana che amo in particolare perché sono sempre vissuta qui e nata per caso nel Friuli.

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