Si possono promettere azioni, ma non sentimenti

Sorgente: si possono promettere azioni, ma non sentimenti

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Caronte imperversa

Il clima impazzito ha invaso tutta l’Italia e un caldo eccessivo e frustrante, definito dai meteorologi Caronte, ci ha portati al disagio più impensato e alla confusione della mente e del cuore. Pensare a Caronte, il nocchiero infernale, alle sue mansioni utili a trasportate le anime dannate da una sponda all’altra, non è gradevole, anzi ridesta nel nostro animo, immagini e impressioni che il nostro Dante ha impresso nella nostra mente negli  anni  verdi, quando sapevamo a memoria interi passi della Divina Commedia. Nella scuola di oggi, non si studia a memoria nessun verso e la mente dei giovani rimane come un terreno privo di semi e di germogli che non vedranno mai la vita.

Torniamo al clima impazzito che ci porta a riflettere sulle cause di un fenomeno così grave e improvviso, tanto che dai 49 gradi di Ferrara  si va repentinamente al temporale di oggi su Piemonte e Lombardia, con la diminuzione di 10-15 gradi di temperatura. La salute degli anziani e dei bambini è gravemente minacciata, specie se gli stessi si espongono al sole nelle ore calde e, per trovare ristoro, utilizzano climatizzatori malefici ,per l’escursione termica che determinano, o cercano bevande gelate per spegnere la sete..

Devo dire che non amo i climatizzatori e preferisco un ventilatore posto in un angolo del mio soggiorno, quando, con i vetri chiusi, riesco a vivere bene nella mia modesta abitazione. Solo al mattino, quando l’alba ridesta i passeri che vivono sugli alberi qui intorno, o la sera al completo tramonto del sole, respiro bene se arriva un venticello leggero e rasserenante. Spero tanto che il mare di questa nostra isola mi porti ristoro e gioia per vivere serenamente la mia estate.

LA LENTEZZA

La lentezza non è considerata una virtù, anzi si presenta a molti come un difetto. Un detto latino, festina lente (affrettati lentamente), contiene in sé un monito interessante e stimolante. Questo nostro tempo non prevede una regolare alternanza tra lavoro e riposo, ma porta molti individui ad esagerare, a tuffarsi totalmente nella professione, senza guardare altro, se non il bisogno di adempiere i propri doveri in modo perfetto per riscuotere consensi e approvazione.

Molte aziende hanno cancellato il riposo domenicale, adeguandosi ad una società sempre più frenetica che ignora la riflessione, la calma, la lentezza. Nasce così il sintomo devastante dello stress che colpisce anche molte persone intelligenti, ma ansiose di fare tanto in un tempo breve. Occorre rileggere Pascal che consigliava ad ognuno di stare un po’ da solo nella propria stanza per riflettere e ritrovare se stesso e riconsiderare il valore del tempo e della propria vita.

La festa di Sant’Antonio

La festa di Sant’Antonio

 “Sant’Antuninu, stu gigliu c’aviti, ‘nnuccenti e penitenti, amatu di Gesù”… …..

 Così mi giunge l’eco dell’antica preghiera recitata per la tredicina del Santo di Padova venerato nella chiesa dell’Immacolata di Ribera e in tante altre chiese  di Sicilia. E ancora in tema con i tredici giorni di preparazione alla festa : “Tridici grazi, cuntenti e favuri, stu Santu d’amuri n’ha fattu e ni fa”.Oggi il canto viene eseguito in lingua italiana e con altre parole altrettanto significative, ma il mio ricordo si ricollega al canto antico, in dialetto, che i nostri avi amavano tanto da insegnarlo a i figli e ai nipoti perché invocassero il Santo in ogni circostanza della vita,

Per la preparazione agli esami di maturità, alla fine degli anni ’50  Lucia ,Beatrice ed io studiavamo nelle prime ore del mattino e alle ore nove ci recavamo in chiesa con mia madre per seguire la tredicina di Sant’Antonio  e lo invocavamo perché ci desse serenità e lume per affrontare tutte le prove che dovevamo sostenere i primi di luglio. Allora la maturità era un passo difficile da affrontare perché la prova di Italiano scritto,  se non veniva superata, escludeva da tutti gli esami ; le prove orali riguardavano tutte le discipline con i riferimenti agli ultimi tre anni di studio e gli esaminatori provenivano tutti da altre scuole d’Italia, tranne un insegnante che rappresentava gli alunni della classe e in alcuni casi li sosteneva e li confortava.

A parte la parentesi sugli esami di allora, la festa del Santo  veniva celebrata in chiesa il giorno 13 di giugno, ma all’esterno solo alla fine di luglio per comodità della popolazione , in gran parte agricoltori, più liberi dai lavori  dei campi. Per la via Roma, nella piccola città della mia infanzia, veniva allestita la fiera con diverse “baracche” di utensili, giocattoli, leccornie varie. In fondo alla via , nella zona adiacente alla villa comunale, si preparava la cosiddetta “ntinna”, un palo  di legno robusto ricoperto di  tanto sapone per renderlo scivoloso e difficile da scalare per giungere ad un arco posto all’estremità, sul quale venivano  sospesi i premi consistenti in salumi, formaggi e altro. I partecipanti alla gara si cimentavano nell’arrampicarsi all’albero della cuccagna, ma ripiombavano giù  dopo alcuni minuti per  la difficoltà  di cui ho detto  mentre gli spettatori si divertivano ed esprimevano il loro disappunto  in ogni modo. Solo quando il più fortunato, munito di un sacchetto di sabbia che lo aiutava a scalare il palo giungeva alla meta, allora erano applausi e canti di gioia per i grandi e per noi piccoli, felici di assistere allo spettacolo che precedeva la festa religiosa e i fuochi d’artificio. Il cielo di luglio si schiariva e s’illuminava a giorno offrendo cascate di stelle e fiamme colorate simili ad un arcobaleno notturno che annunciava gioia e serenità per le famiglie e per la città . La festa del Santo  si ripeteva ogni anno fino agli anni 80, quando la frenesia di trasferirsi al mare per la villeggiatura spopolò letteralmente le piccole città, vuote nel mese di luglio, ragion per cui sopravvive la festa religiosa celebrata il 13 giugno in chiesa al mattino, con la benedizione dei pani e il pomeriggio con la processione per le vie della parrocchia.

A questo punto vi chiederete se  chi  scrive fa parte dei “laudatores tempores acti” o se il ricordo diventa oggetto del racconto per il semplice gusto di raccontare e raccontarsi.  Il piacere di ricordare narrando mi riporta alla memoria  la gioia dei bambini, specie di Claudia per l’acquisto di un cavallino rosso con le ruote che il nonno Lorenzo comprò per lei con la disapprovazione degli altri, oppure il tamburo che Michele non cessava di suonare fino a quando non arrivava  sotto la nostra casa la statua del Santo. In quell’atmosfera  di festa anche le famiglie si sentivano vicine  perché coinvolte  in una serie di avvenimenti semplici ma ispirati ad una fede antica e genuina.