Cielo di Lombardia

Cielo di Lombardia

“così bello quando è bello

così splendido, così in pace”

scriveva il Manzoni.

Vedo fra gli alberi

quasi una filigrana leggera

che si colloca nel cielo grigio

di oggi, sento la tristezza

di tanti esseri umani

che vivono le paure

del tempo presente

e desiderano il sole

della gioia e l’azzurro

della speranza.

Cielo azzurro di Lombardia

attendi  la fioritura

dei tuoi alberi

come ciascuno di noi.

 

Milano,30 marzo

 

 

 

 

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Auguri di buona Pasqua

La Pasqua imminente mi fa pensare ai miei lettori che ringrazio per la lettura dei miei scritti e per il commento agli stessi. Arriva la festa della Luce e della Speranza in tempi così funestati da avvenimenti inattesi e deleteri per la vita di tante vitrtime e per i familiari colpiti dalla ferocia e dalla follia di altri, creature insensate e drogate da false ideologie.

In momenti di tanta sfiducia e smarrimento auguro a tutti voi e a me stessa di continuare il nostro percorso di vita invocando Cristo Risorto, Via Verità e Vita che vince il male e la morte, solo se abbiamo fede in Lui. Auguri, auguri per tutti voi.

Pasqua

Pasqua 2016

Aspetto la Pasqua

quest’anno come sempre

attesa, invocata

quasi una richiesta

della natura già in fiore

in questa nostra terra siciliana

negletta e offesa dai suoi figli

vittime della malvagità

della violenza .

Gesù  piange  come tutti noi

poi chiama il suo amico Lazzaro

e lo invita ad uscire dal sepolcro

dove giaceva da quattro giorni.

Libero dalle oscure ombre

avvolto nel sudario

l’amico ritorna a vivere

a sorridere alle sue sorelle

all’amico divino

e come ciascuno di noi

si apre alla vita e alla gioia.

Nessuna ombra

offuschi il vostro percorso

vi conforti la gioia

della Resurrezione

sicura e radiosa

come un mattino

di piena luce .

 

  Nella Cusumano Lombardo

 

 

 

Arriva la Pasqua

Quest’anno la Pasqua è vicina, arriverà  a metà del mese di aprile.

Come mai, si chiede Bianchino, il Natale arriva sempre lo stesso giorno e la Pasqua no?La piccola Gianna rimane in silenzio e poi chiede notizie  alla sua amica Celestina, che spalancando i suoi occhi color del mare si meraviglia e dice: “Lo chiederò alla maestra, che sa dirmi tante cose e di sicuro saprà anche il perché della data che per la Pasqua cambia ogni anno”. Così Bianchino aspettò qualche giorno e in attesa delle notizie che tanto gli stavano a cuore si chiedeva cosa significasse la parola” pasqua” e perché tanti suoi amici dicevano “sei felice come una pasqua”. Gianna disse:” Pasqua significa la resurrezione di Gesù e vuol dire anche festa perché si acquista l’uovo di cioccolata che contiene una sorpresa e si prepara l’agnello di pasta reale con tanti agnellini intorno”.”Hai ragione- rispose il coniglio- ma io so che Pasqua significa passaggio perché si ricorda la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù del Faraone, in Egitto, quando attraversarono il Mar rosso che ritirò le sue acque e creò un facile passaggio per i perseguitati”.

Ma torniamo a Gianna che il giorno dopo chiese alla maestra il perché che incuriosiva Bianchino e tanti altri. La maestra Teresa cominciò a spiegare che la luna  che noi vediamo in cielo, è piccola come una fetta luminosa e sottile di un fantastico melone giallo maturo, come tanti meloni detti “d’inverno” a differenza dell’anguria di color rosso-rubino che noi consumiamo in estate. La luna così piccola è la luna nuova, che poi cresce e diventa più grande e luminosa e alla quarta settimana diventa luna piena, rotonda come una gustosa crèpe dorata che piace tanto ad Evelina specie se ripiena di nutella….

Ma lasciamo le golosità e pensiamo alla primavera che già si sente e “brilla nell’aria”. La Pasqua viene collocata fra il 21 marzo, inizio della primavera e il 22 aprile- diceva la maestra- perché Gesù è risorto la prima domenica di luna piena dopo il 21 marzo e quest’anno verrà il 16 aprile, perché in quel giorno la luna è già completa, luminosa e grande da rischiarare il cielo ricco di stelle della nostra Sicilia. Così Gianna,  contenta della spiegazione, raccontò la storia ai suoi amici ed ebbe da Bianchino un forte abbraccio riconoscente. A scuola sono felice- disse Gianna- perché imparo ogni giorno qualcosa di nuovo, voglio un gran bene ai miei insegnanti che ci fanno studiare giocando.

N.B. dal libretto Raccontami una storia- editore Lithos- Castelvetrano (TP)

 

Torta Agnese

Ingredienti

n.2 uova, 1 bicchiere di zucchero, 1 bicchiere di latte scremato, 1 bicchiere di olio di girasole, 4 bicchieri di farina 00, 1 bustina di lievito per dolci, il succo di 1/2 limone.

Preferite  un bicchiere di carta per misurare gli ingredienti.

Procedimento

Lavorare le uova intere con lo zucchero, aggiungete poco per volta il latte, l’olio e la farina, avendo cura di mescolare nello stesso senso. Infine mescolate il lievito con il succo di limone e aggiungetelo all’impasto finché diventi omogeneo e fluido. Sistemare in una pirofila e tenere in forno preriscaldato per 30 minuti.

 

Nota : la torta Agnese porta il nome di una mia amica che ama i dolci leggeri e adatti per la colazione e la merenda. Buona preparazione.

 

La minestra di San Giuseppe

La minestra di San Giuseppe

Il 19 Marzo di qualche tempo fa, mi sono ritrovata nella piccola città della mia infanzia e ho rivisto persone e cose che la mia mente aveva forse accantonato non per rimuoverle dal mio animo ma per una serie di situazioni contingenti che non sto a dirvi. San Giuseppe, definito dalla devozione popolare “lu gran patriarca”, viene venerato e festeggiato in molte località della nostra isola e se per fama conosciamo gli altari o le “cene” di Salemi, dove abili mani preparano artistiche sculture di pane azzimo che ripropongono simboli  sacri e profani, anche nell’Agrigentino la fede e la tradizione danno alla festa del Santo un colore particolare

A Ribera, il “governatore” della festa  si avvale della collaborazione di un comitato che organizza insieme alle autorità religiose la preparazione dei festeggiamenti in onore di San Giuseppe. Caratteristico è un carro votivo detto “stragula”, formato da rami di alloro che fanno da supporto ai pani in onore del Santo. Mi sono chiesta se il nome stragula possa riferirsi ai cumuli di grano che venivano sistemati sull’aia durante la mietitura o se indica il supporto su cui poggia la struttura del carro. Di fatto la “stragula” viene portata in giro per le vie della città a significare l’abbondanza del pane e quindi del cibo necessario alla vita di ogni giorno.

Il corso Umberto viene addobbato con archi di luci colorate e sulla piazza antistante la Chiesa Madre viene allestito un palco adorno di palme pronto per lo spettacolo serale, a conclusione della festa, dopo la tradizionale processione per le vie della città. Ricordo una preghiera antica che recita così: .San Gisippuzzu Vui siti lu patri e Maria la nostra matri,  Maria è la rosa , Vui siti lu gigliu, datimi aiutu, cunfortu e cunsigliu.

Il giorno 19 marzo, dopo un triduo di preghiera, in ogni parrocchia  si celebra una messa solenne in onore del Santo, viene benedetto il pane che verrà distribuito ai presenti e portato alle persone assenti, specie agli ammalati. Prima della celebrazione della messa, all’esterno della parrocchia, alcuni volontari organizzano la minestra di San Giuseppe, utilizzando un enorme fornello a carbone o a legna  sul quale sistemano un pentolone simile a quello che si usava per la preparazione della salsa di pomodoro da imbottigliare e conservare.

La minestra ci riporta ai tempi tristi del dopoguerra, quando i poveri erano numerosi più di ora e chiedevano ai conventi e alle famiglie ricche una scodella di cibo per sfamarsi. Non a caso mia nonna Tina, che non era molto ricca, metteva giù nell’acqua di cottura della minestra  un pugnetto di riso o di pasta in più pensando al povero del paese che bussava frequentemente alla sua porta per chiedere qualcosa. La minestra del 19 marzo viene preparata  utilizzando le verdure di stagione , in particolare il finocchietto selvatico e il cavolfiore, e unendo alle stesse prima il riso e poi la pasta corta, in passato nota come “minuzzaglia”, cioè i frammenti di pasta  che il proprietario del pastificio non riusciva a vendere  ai suoi abituali clienti e quindi regalava ai poveri.

Una figura emerge dall’album dei ricordi, un padre di 8 figli ancora piccoli, di nome Giovanni,  manovale  innamorato della sua donna, Assunta e della vita grama che era chiamato a vivere negli anni ‘50, proprio lì nella piccola città della mia infanzia. Giovanni sapeva suonare la chitarra, cantava stornelli siciliani con grande passione tanto che negli anni ‘70 venne chiamato dalla radio locale  per trasmettere la sua musica e le sue canzoni e riusciva  a trasmettere gioia ed entusiasmo agli  ascoltatori.

Proprio Giovanni , il giorno di San Giuseppe, come per un antico rito, aiutava la moglie a preparare la minestra  tradizionale  mettendo a cuocere le verdure raccolte  in un terreno vicino, situato all’uscita del paese . Al momento di mettere giù il riso e la pasta, Giovanni faceva notare al più grande dei suoi figli che il riso era poco per 10 persone e la “minuzzaglia” poteva bastare per 4 persone, ma fiducioso nella Provvidenza invocava San Gisippuzzu e continuava  il suo lavoro di cuoco. Al momento di portare in tavola la minestra fumante, Giovanni notava che  il piatto di ognuno era colmo e  iniziando il pranzo ringraziava il Santo per il cibo abbondante che tutti consumavano con grande gioia  e commozione. Così raccontava Giovanni e credeva nel miracolo che si ripeteva ogni anno.

Ai tempi d’oggi la minestra di San Giuseppe viene offerta a tutti quelli che la chiedono, ignari che il padre dei poveri e il capo della santa casa di Nazareth, in passato riusciva a operare  miracoli nella umile  casa  di una famiglia ricca di fede e di speranza.