La stella di Natale

A Natale ritornano le cosiddette stelle di color rosso o bianco screziato, piante che durano alcuni mesi specie se tenute in appartamento. La storia della nostra pianta comincia quando Robert Graham volle chiamarla “poinsettia pulcherrima”in onore di Joel R. Poinsette(1775-1851) diplomatico della Carolina del Sud,botanico e primo ambasciatore in Messico, da dove nel 1833 aveva portato la pianta negli USA. Al nome conosciuto si può aggiungere quello di “euphorbia pulcherrima” per la sua appartenenza al genere delle euphorbiacee coltivate nelle zone temperate o calde e dotate di splendide brattee di color rosso,rosa o arancione.

La nostra pianta, nel mese di Dicembre, viene composta in armoniose bordure negli spazi del verde cittadino, all’interno dei palazzi e delle chiese dove gli altari risplendono per l’intreccio di piccoli esemplari di poinsettia dai diversi colori. Non è facile ripensare alla vita della pianta nel suo habitat naturale,nel Messico,come si è detto,ma le ali della fantasia ci possono portare ovunque senza fatica.Viveva in una città messicana una splendida fanciulla creola di nome Felicita , che amava disegnare danzare e ballare specie in alcuni periodi dell’anno, in prossimità delle feste solenni e delle sagre paesane, quando era possibile per lei indossare splendidi vestiti colorati e volteggiare lieta e spensierata nella luce del mattino. La fanciulla sognava un luminoso avvenire e pensando al suo futuro vedeva la sua casa, i suoi figli e un giovane principe innamoratosi di lei e poi divenuto suo marito. In realtà la sua vita scorreva monotona e senza bagliori e lei serena e fiduciosa viveva lieta della luce dell’alba che si tingeva di rosa e di azzurro e illuminava “d’immenso” il mare color turchese e la spiaggia dorata come il pane appena cotto.

Molte fanciulle della sua età le erano amiche ma altre la consideravano sognatrice e vanitosa e la guardavano con occhi sospetti e malevoli. Nella zona costiera del golfo, detto del Messico , si verificavano frequentemente terremoti che incidevano negativamente nella vita di tutti gli abitanti costretti a fuggire dalle loro case, a rifugiarsi in località vicine là dove il maremoto sarebbe forse arrivato. La paura avvolgeva di cupe ombre le ragazze come Felicita che allontanandosi dalla sua casa con tutta la sua famiglia aveva portato con sé poche cose necessarie prese alla rinfusa nella fretta di partire, ma di sicuro non aveva lasciato dietro di sé la sua gioia di vivere, la sua trasparenza e semplicità di cuore e la sua grande voglia di amare tutte le creature del buon Dio, persone, animali e piante. “Ubicumque eris” scriveva il poeta Ovidio riferendosi alla sua lontananza da Roma,“semper tristis eris”, ma la nostra fanciulla malcelava la sua tristezza interessandosi ai fiori, alle piante che crescevano in quella zona scelta come rifugio da molte persone abitanti a Veracruz e se pure accarezzava i suoi sogni di adolescente , sentiva la nostalgia della vita di ogni giorno, nella sua casa, fra gli oggetti a lei familiari sistemati in varie stanze illuminate da un ampio spazio verde , adorno di alberi e di piante fiorite. Anche la sua “stella di Natale”soffriva sicuramente di tutto ciò che stava accadendo a causa del terremoto e non aveva nessuna voglia di far crescere le sue larghe foglie verdi e le sue brattee di vario colore. Ma in prossimità del Natale, la pianta, ricordando e facendo tesoro dell’affetto ricevuto, tornò a vestirsi di splendide brattee di color rosso vivo, segno di amore profondo verso tutti gli esseri umani, compresa Felicita. La vita della nostra fanciulla proseguì per un percorso che lei stessa non conosceva, senza certezze ma con tante aspirazioni sostenute da una sola verità : la tristezza non adombri la nostra vita e non ci impedisca di apprezzare tutto ciò che abbiamo.

Nella Cusumano Lombardo

La mia Betlemme

Torno a Ribera

e riapro la casa

dei miei genitori

la mia Betlemme.

Qui è trascorsa

la mia giovinezza

qui sono cresciuti

Giusj Michele Rosangela

Claudia e Loredana

splendidi bambini

ora adulti affermati

professionisti stimati

da quanti li conoscono.

La mia Betlemme

“casa del pane”

condiviso e amato

casa degli affetti veri

e incancellabili.

Un piccolo presepe

mi accoglie

nella sala d’ingresso

e accendo le luci

segno di vita e di gioia.

Nasce il Bambino

nella povertà assoluta

nella semplicità

e nudità di una stalla.

E noi travolti dal benessere

ormai colpiti da una crisi

che non ha fine

sentiamo di essere

in pericolo, come in un tunnel

lunghissimo e buio.

La luce della mia Betlemme

mi riporta al tempo

di Natale, ai miei affetti

custoditi come in un sacrario

nel profondo del cuore.

 Nella Cusumano Lombardo