L’albero del noce

Molti alberi di noce crescevano in  terreni coltivati ad agrumi nella zona di Piopposecco, fra Sciacca e Ribera, su di una striscia di terra detta “fuoricorda” perché comprende un terreno lasciato dal fiume Verdura nei suoi movimenti di una volta, visto che ora è diventato poco più di un rigagnolo d’acqua affollato da cespugli rigogliosi di canne.

La schiera di alberi di noce serviva “per uso di casa” come si dice ancora, cioè per la famiglia che raccoglieva le noci per servirle in tavola insieme alle mandorle, ai ceci tostati, ai fichi secchi preparati nel periodo estivo, in previsione della stagione fredda e dei giorni di festa quando la frutta fresca si accompagnava alla frutta secca e ai dolci. “Fichi secchi a digiuno” ripetevano le nonne per i bambini soggetti a malattie da raffreddamento con tosse e mal di gola e in verità il rimedio funzionava e forniva insieme alla frutta secca una riserva di vitamine e di energia.

Le noci erano cibo quotidiano se accompagnate al pane per i ragazzi del dopoguerra, che ignoravano le merendine e i dolciumi di cui la nostra società fa grande uso e consumo. La gioia più grande consisteva nella preparazione di una grande torta a base di uova, farina, cacao in polvere, noci e mandorle, il sabato, perché solo allora era previsto il dolce che durava per tutta la domenica.

Il nostro albero (Iuglans regia) è originario del vicino Oriente, cresce spontaneo in Asia Minore, da noi viene coltivato in terreni fino a 1400 metri sul livello del mare.

Per chi avesse sentito parlare delle streghe di Benevento, le “janare” si davano convegno sotto un albero di noce, adatto ai sortilegi come vuole la leggenda sfatata da altri eventi. Una leggenda medievale narra che la notte di San Giovanni Battista le streghe al seguito della dea Artemide andavano in giro a cavallo di una scopa per arrivare al noce di Benevento e iniziare una sorta di festeggiamenti a fin di male. La storia invece narra che il vescovo San Barbato (663-682 d.C.) fece sradicare quell’albero di noce a Benevento per evitare che si celebrassero feste pagane in onore della dea Artemide. Tuttavia ancora oggi alcune donne la notte del 24 giugno, festa di San Giovanni Battista si danno convegno sotto un albero di noce per raccogliere le noci avvolte dal mallo verde ancora integro e preparare il nocino, liquore noto per le proprietà digestive.

L’albero di noce è molto longevo, può durare anche mille anni e molto spesso lo ritroviamo vicino ai conventi perché i monaci utilizzano il mallo e le foglie per infusi e decotti indicati per i problemi di gastroenterite e per le infiammazioni in genere.

L’olio di noce, ricavato per macerazione del mallo in miscela di altri oli vegetali, ha virtù antisettiche e cheratinizzanti e favorisce il rinnovarsi delle cellule della pelle; inoltre viene usato come abbronzante in quanto stimola la produzione di melanina. Anche la medicina popolare utilizzava le foglie per le proprietà depurative e astringenti e il mallo per ricavarne tinture per capelli.

La noce è da considerarsi come una drupa che contiene il seme, cioè il gheriglio che noi consumiamo come frutta secca, ricca di proteine e di glucidi a parte i Sali minerali e le vitamine (A, B1,B2,B5 e PP). Il legno del noce è ricercato per il colore e le venature, è facile da lavorare e dura a lungo e viene adoperato per mobili e per oggetti d’arredamento. Alcune varietà come il noce americano (America del Nord) e il noce di Bankul o delle Molucche forniscono olio adatto per vernici.

Molti di noi ricordano Fra Galdino e il miracolo delle noci che il Manzoni nel capitolo terzo del romanzo ci presenta con tanta indulgenza e grazia tanto da creare un racconto accessibile anche ai più piccoli. L’albero del noce simboleggia la longevità e la fecondità, dona forza morale nelle situazioni difficili della nostra vita, che dura molto poco se pensiamo ai mille anni del nostro albero.

 

Inno alla vita della Beata Madre Teresa di Calcutta

La vita è bellezza, ammirala.
La vita è un opportunità, coglila
La vita è beatitudine, assaporala.
La vita è un sogno, fanne realtà.
La vita è una sfida, affrontala.
La vita è un dovere, compilo.
La vita è un gioco, giocalo.
La vita è preziosa, abbine cura.
La vita è ricchezza, valorizzala.
La vita è amore, vivilo.
La vita è un mistero, scoprilo.
La vita è promessa, adempila.
La vita è tristezza, superala.
La vita è un inno, cantalo.
La vita è una lotta, accettala.
La vita è un’avventura, rischiala.
La vita è la vita, difendila.
La peggiore malattia oggi è il
non sentirsi desiderati né amati,
il sentirsi abbandonati.

Olive verdi condite

Ingredienti per 4 persone

gr.300 di olive verdi in salamoia ( nocellara del Belice)

3 gambi di sedano

2 carote

un cucchiaio scarso di aceto

3 cucchiai di olio extravergine di oliva

1 po’ di origano

Procedimento

Snocciolare le olive e lasciarle per poco tempo in acqua fredda, poi toglietele e strizzatele. Lavate il sedano e le carote, che taglierete in piccole parti. In una ciotola mescolare l’olio e l’aceto, aggiungere le olive e mescolare il tutto cospargendo alla fine con  un po’ di origano.

Ottimo contorno per arricchire l’insalata o le verdure cotte.