Il trifoglio

Nelle stagioni più fresche cresce spontaneo il trifoglio che illumina ampi spazi liberi o coltivati ad agrumi. In passato, i ragazzi chiamavano il fiore giallo del trifoglio “acetosella” perché spezzandone il gambo riuscivano ad assaporare una linfa aspra e piacevole, quando il tempo libero veniva vissuto correndo liberamente nel verde della campagna siciliana. A differenza delle margherite gialle, dette “fiori di maggio”, che nascono e fioriscono spontaneamente in primavera, il trifoglio resiste ai rigori dell’inverno e offre uno spettacolo di luce e di bellezza agli occhi di chi riesce a fermarsi e a contemplare la natura circostante, spesso ignorata dai numerosi viaggiatori frettolosi che vivono su questo nostro pianeta.

Mi accade di raccogliere i fiori di questa pianta spontanea e dopo averli composti in un bicchiere colmo d’acqua, mi accorgo che al calar del sole i fiori gialli e i tre piccoli cuori che formano la foglia, si chiudono in se stessi come a voler riposare alla maniera degli altri fiori che vivono in aperta campagna. Il trifoglio nasce spontaneo in terreni incolti e nei boschi assume vari colori, dal bianco al violetto al rosso. Ricordo di aver notato ampie distese di trifoglio a Camaldoli, nel Casentino, dove vivono i frati camaldolesi intenti a produrre prodotti naturali, dalla pappa reale al miele di castagno e di trifoglio, a parte i prodotti cosmetici. La cosiddetta “farmacia” di Camaldoli propone al visitatore rimedi naturali, offre uno spettacolo insolito di prodotti allineati e sistemati con ordine e saggezza. A ragione molti, da tutte le parti d’Italia, preferiscono vivere un periodo di ferie in un luogo così suggestivo e particolare.

In botanica esistono 300 specie del genere trifolium, ma solo 60 sono presenti in Italia e a secondo delle regioni, le corolle sono gialle, bianche, rosse o violacee.

Nelle zone dell’Italia centrale e settentrionale, il trifoglio viene coltivato come foraggio e la coltura resiste per 2/3 anni; anche nella valle del Nilo la nostra pianta, detta Trifoglio alessandrino, viene utilizzata per il foraggio

Nella mia infanzia sentivo ripetere spesso una frase : “Trifoglio, l’amor che ti voglio” e poi dalla conversazione fra mia madre e le sue amiche, intuivo che chi trovava un quadrifoglio era fortunato. Oggi a distanza di molti anni dopo aver studiato e letto sulla fortuna e sulla sorte delle persone umane in ogni tempo e in diversi paesi di questo mondo, sono fermamente convinta che il detto latino “quisque faber fortunae suae” non é del tutto veritiero perché la vita va come va e molti imprevisti spezzano i nostri progetti. Di conseguenza i nostri sogni svaniscono come la rugiada sui campi di trifoglio fiorito  non appena i raggi del sole illuminano questa nostra isola di chiara luce .

Nella Cusumano Lombardo

Annunci

Pubblicato da

Nella Cusumano

Amo scrivere poesie e racconti, a parte le ricette antiche della cucina siciliana che amo in particolare perché sono sempre vissuta qui e nata per caso nel Friuli.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...